20:04
May 06, 2026 09:56
· 1:47:58
· Italian
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Speaker 1 (20:04)
anche in quella sede, lascio la cosa al vostro buon senso, cioè non vorrei che le domande fossero del tipo non ho capito niente, nel senso che non si può ricominciare tutte le volte da capo, cercate di formulare domande puntuali e eventualmente se vi trovate nella drammatica situazione di non aver capito niente venite a parlarne di ricevimento e vediamo se si può fare qualcosa. Questo per quanto riguarda le domande, per quanto riguarda le risposte esse saranno scarne e insufficienti, ve lo dico subito, qui creeremo più problemi di quanti non ne risolveremo.
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Speaker 1 (20:04)
questo è il contrario, avete presente Pulp Fiction, no? Wolf è il contrario, cioè io sono Nerelli e creo problemi, il nostro compito è immaginare, ve lo dico subito, le regole del gioco sono queste, non siamo qui per concepire una filosofia come...
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Speaker 1 (20:04)
Problem solving. Non significa che la filosofia non si debba porre dei problemi, naturalmente non debba fare di tutto per cercare di risolverli. Il problema è immaginare che la bontà o la non bontà di una filosofia dipenda dalla sua capacità di risolverli. Questo è un criterio, ma soprattutto uno dei criteri possibili. A volte è molto più interessante, o è almeno altrettanto interessante, cercare di capire perché la filosofia si pone certe domande. Questo è un problema filosofico.
1:15
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Speaker 1 (20:04)
E se ci pensate bene, inseguite subito. Questo è anche il problema filosofico enorme di che cosa sia una storia della filosofia. C'è una vulgata, devo dire francamente per quanto mi riguarda, patetica, secondo la quale i filosofi sarebbero i filosofi, gli storici della filosofia sarebbero quelli che mettono i materiali in cascina. Non si capisce bene perché dovrebbero farlo, perché poi alla fine, come dire, tutta quella è pura erudizione, chi se ne frega della pura erudizione.
1:39
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Speaker 1 (20:04)
Io credo invece, e vorrei invece proporvi un modello per cui l'espressione storia della filosofia significa qualcosa di più di questo. Porsi delle domande sulla genesi, sullo sviluppo e anche sul fallimento, sulla riuscita storica delle filosofie, significa porsi delle domande filosofiche.
1:57
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Speaker 1 (20:04)
Cioè significa porsi innanzitutto, fare uno sforzo straordinario, perché lo sforzo è straordinario nel banale, di immedesimazione in un modo di porre le questioni che almeno non è il nostro. Non so se riesco a spiegarmi con queste prime parole, poi credo che fortunatamente, almeno di solito funziona così, con un po' di ore di confidenza insieme ci si capisca meglio, no? Però quello che voglio dirvi è che tutto sommato nel momento in cui studiamo una filosofia del passato,
2:27
S…
Speaker 2 (20:04)
Qui parliamo di un passato naturalmente non remotissimo, parliamo dell'età moderna. Nel momento in cui ci interroghiamo sulla filosofia di un passato, abbiamo due modi di rapportarci a questa filosofia. Pensare che dobbiamo portarla verso di noi e allora corre una domanda del tipo che cosa è ancora attuale di quel pensiero? Vi dico molto francamente che secondo me...
2:55
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Speaker 2 (20:04)
questo approccio talvolta funziona nel 99.9% dei casi ci porta a dire che quello di cui ci stiamo occupando è un ferrovecchio totalmente inutile è andata anche di moda qualche anno fa questa espressione c'è un celebre filosofo italiano che ha pubblicato un libro su Kant la cui tesi fondamentale era Kant è un ferrovecchio della filosofia non serve più a niente è chiaro che in questo modo
3:23
S…
Speaker 2 (20:04)
Possiamo fare spazio per qualunque cosa, nel senso che Aristotele è sicuramente un ferro vecchio, chi potrebbe ancora credere alla teoria dei globi naturali dal punto di vista del nostro approccio scientifico. Platone con il mondo delle idee, che cosa ci sta dicendo? Stani per Uranio? Qualcuno ha mai visto un'idea? Le forme trascendentari del pensare, l'ego cogito di Cartesio, sta in piedi o è un grandioso circolo vizioso? Occuperemo anche di questo, naturalmente.
3:51
S…
Speaker 2 (20:04)
Le forme trascendentali di Kant sono forme effettivamente che hanno un valore universale necessario come voleva Kant oppure non sono altro che una grande presunzione da parte di un singolare signore anche vagamente strano che vive in un paese sperduto del nord dell'Europa e pensa da quella remotissima posizione di poter dettare le leggi di come funziona l'intelletto di tutta l'umanità.
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Speaker 2 (20:04)
con ricadute anche, come sapete, diciamo, eurocentricamente non simpaticissime. Allora, se questo è l'approccio con cui pensiamo di studiare la storia della filosofia, effettivamente hanno buon gioco di coloro che dicono, vabbè, perché lo fai? O al modo in cui puoi collezionare tappi di Coca-Cola o macchinine, no? Ma forse le macchinine sono più interessanti. Io credo che l'operazione sia un po' diversa, invece, e sia un'operazione fondamentalmente di estraneazione.
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Speaker 2 (20:04)
cioè noi dobbiamo sforzarci di metterci dal punto di vista degli autori dei testi che studiamo perché soltanto mettendoci dal punto di vista degli autori dei testi che studiamo possiamo capire il senso delle loro domande che altrimenti rischiano alla luce del nostro sguardo
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Speaker 1 (20:04)
a posteriori di apparire ingenue o più facilmente di apparire assolutamente non comprese, cioè di non apparire affatto per quello che era. Vi faccio un esempio per cercare di spiegarmi meglio e poi mi avvicino all'argomento del nostro corso. Qualche anno fa è uscito per l'editore in Audi una serie di quattro volumi, secondo me piuttosto ben fatta.
5:26
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Speaker 1 (20:04)
adesso esprimerò una critica, però nell'insieme si trattava di un'operazione editoriale piuttosto felice, di traduzione dell'inglese di un manuale di storia della filosofia che si intitolava A New History of Western Philosophy, una nuova storia della filosofia occidentale. L'autore è un famoso filosofo inglese ancora vivente che si chiama Anthony Kenning.
5:58
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Speaker 1 (20:04)
forse qualcuno di voi l'ha sentito nominare, è autore anche di studi importanti su Hittgenstein, di studi molto importanti su Aristotele, è un filosofo che appartiene, giusto per capirsi, per darci qualche coordinata, se non ve lo ricordate, non importa, a una corrente che si chiama neotomismo analitico, cioè un filosofo analitico che però si riconosce nella tradizione della filosofia tomista di San Tommaso.
6:25
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Speaker 1 (20:04)
Prima parte, come è ovvio aspettarsi, di questo testo è dedicata ai filosofi presocratici, no? E ai filosofi presocratici, immancabilmente, Kenny dedica qualche paragrafo a Parmenide, ok? L'essere è, non essere non è. L'essere è non può non essere, non essere non è, non può essere. Commento di Anthony Kenny, grande filosofo è, non è che adesso arrivi Garelli e gli dice che Kenny non va bene, però qui secondo me è toppa proprio. Commento di Anthony Kenny,
6:57
S…
Speaker 1 (20:04)
E il problema di questa frase apparentemente assurda e insignificante di Parmenide è che Parmenide non distingue ancora l'essere concepito come copula dall'essere concepito come esistenziale. Classica obiezione da filosofo analitico. Siccome Parmenide non ha a disposizione questa distinzione che arriva più tardi nella sfera della filosofia,
7:20
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Speaker 1 (20:04)
traduco che banalizzo anche un po' naturalmente poi sarebbe interessante parlarne allora che probabilmente Kenny dice Parmenide è un filosofo superato dopo la filosofia è arrivata e ha dato delle risposte a quelle domande che invece Kenny ancora non riusciva a formulare bene perché non aveva un linguaggio adeguato non disponeva di un linguaggio adeguato ok? chiaro il problema? allora
7:44
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Speaker 1 (20:04)
E' interessante naturalmente l'osservazione di Kennedy, nessuno lo nega, perché Kennedy pone una questione che è innanzitutto una questione che ci fa riflettere sulla differenza del modo in cui gli antichi filosofi presocratici concepivano la nazione di essere e il modo in cui lo può concepire un filosofo analitico del Novecento, perché tutto questo è davvero molto interessante. Il problema è che non ci aiuta per niente a capire che cosa Farmeride intendesse per essere.
8:13
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Speaker 1 (20:04)
Cioè il nostro problema non è tanto immaginare se Parmenide abbia detto o non abbia detto rispetto a Russell, rispetto alla storia della filosofia analitica qualcosa di interessante. Il problema è cercare di capire cosa intendeva Parmenide quando diceva essere. Questo è il problema dello storico della filosofia. A meno di non voler concepire con una presunzione davvero infinita che noi siamo i più intelligenti, i più furbi di tutti e coloro che ci hanno preceduto sono troppo diti.
8:41
S…
Speaker 1 (20:04)
Questa operazione, al di là di quello che poteva pensare o non pensare a Parmedide, è interessante perché è un'operazione di esercizio di alterità. La storia della filosofia deve, secondo me, perché possa essere fruttuosa, essere concepita come un grandioso esercizio di alterità. Tentativo di mettersi nei panni di qualcuno che noi non siamo, anche se non è un'alterità assoluta.
9:04
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Speaker 1 (20:04)
Capite? Anche questo è un elemento interessante sul quale riflettere. È un'alterità con la quale noi non possiamo non fare i conti, perché in qualche modo, anche se lontanissimo, il nostro pensiero ha ancora a che fare con ciò che questa alterità ha pensato. Noi non siamo il totalmente altro rispetto a quello, siamo il portato di una storia che si è depositata in un canone, e anche questo è un grandioso problema sul quale comincio a invitarli a riflettere, no? Com'è che si deposita un canone filosofico?
9:34
S…
Speaker 1 (20:04)
Chi ha scritto le regole delle storie della filosofia? Chi stabilisce che cos'è un classico e chi invece sta fuori? O se volete tocchiamo subito un tasto. Perché la storia della filosofia moderna, per esempio, è scritta quasi soltanto da uomini? Non c'erano filosofi? Oppure il canone è stato depositato e registrato in un certo modo perché le domande che gli storici hanno posto alla storicità
10:00
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Speaker 1 (20:04)
E sono state di un certo tipo. E qui capite già che il problema si allarga notevolmente. Insomma, morale, per chiuderla con una battuta e poi ci avviciniamo al nostro programma, vorrei proporvi un'idea di storia della filosofia in cui i miei studenti mi prendono sempre in giro per questa roba, perché è una cosa che ripeto sempre, la ripeterò 6.000 volte anche a voi. Abbiate pazienza, le farò un'aiuta.
10:30
S…
Speaker 1 (20:04)
Nell'espressione storia della filosofia forse la parolina più importante è della. Perché su che cosa sia storia e che cosa sia filosofia più o meno tutti possiamo arrivarci anche se possiamo migliorare la nostra comprensione della semantica in quei termini. Ma della è una parolina molto interessante perché è una parolina ambigua.
10:53
S…
Speaker 1 (20:04)
Come forse molti di voi sanno, si tratta di un genitivo e una frase con un genitivo può essere spesso letta in senso oggettivo o in senso soggettivo. Cosa significa un genitivo soggettivo o un genitivo oggettivo? Lei come si chiama per esempio? Noah. Noah. Ok, allora io posso pronunciare una frase del titolo, la vista di Noah mi riempie di gioia.
11:19
S…
Speaker 1 (20:04)
lettura banale di questa frase genitivo oggettivo io vedo noa sono contento che sia venuta a lezione noa oggetto della mia vista vedere noa mi riempie di gioia ok tutto chiaro ma se io sono l'opulista di noa la frase la vista di noa mi riempie di gioia vuol dire totalmente un'altra cosa vuol dire che io ho fatto bene il mio lavoro l'ho curata immaginando che noa avesse una patologia agli occhi cosa che non le auguro naturalmente
11:44
S…
Speaker 1 (20:04)
E in seguito alla cura che le ho somministrato, Noah adesso vede bene, la vista di Noah mi riempie di gioia. Provate a riflettere un po' sull'ambiguità del genitivo nell'espressione storia della filosofia. E poi andate a salutare tutti quelli che pensano che gli storici della filosofia non facciano filosofia. Perché la storia della filosofia non è soltanto una storia della filosofia per cui la filosofia è l'oggetto. Ci sono degli storici che hanno come oggetto del loro sapere storico la filosofia.
12:12
S…
Speaker 1 (20:04)
C'è anche questo, naturalmente, e questo è il genitivo oggettivo dell'espressione. Ma c'è anche una storia della filosofia, dove il genitivo è soggettivo, ed è la filosofia che riflette su di sé e sul modo in cui ha depositato i propri significati. Genitivo soggettivo, ripeto. Cioè, è la storia che è il prodotto della riflessione filosofica sul suo divenire. È inutile che vi dica che noi cercheremo di lavorare tenendo insieme le due cose, ma insistendo molto su questo secondo punto.
12:42
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Speaker 1 (20:04)
perché dobbiamo innanzitutto cercare di capire il senso per cui facciamo certe cose e se volete anche con un po' di retorica il senso per cui siamo qui non credo per quanto l'erudizione sia una cosa bellissima nessuno ce l'ha con l'erudizione anzi peato che è erudito credo che non basti a giustificare l'interesse per cui molti di noi a partire dal sottoscritto stanno seduti in questa stanza ok? bene allora programma del corso storia della filosofia moderna
13:18
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Speaker 1 (20:04)
nel quale questa faccenda di genitivo, soggettivo e oggettivo è spiegato fino alla noia, fin dalla pagina 1, Dan Agarelli, cioè sottoscritto, è un collega che insegna all'università cattolica, filosofia dell'età moderna e inaudi, non completo, bensì soltanto nelle parti 2, 3 e 4. Vale a dire, detto in sintesi, potete saltare, nel senso che non è oggetto di questo corso, la parte relativa all'umanesimo e al rinascimento. Ok? Bene.
13:47
S…
Speaker 1 (20:04)
Poi il nostro corso sarà fondamentalmente dedicato al tema dell'enciclopedia in Hegel, niente paura, i più esperti di voi sanno che l'enciclopedia di Hegel è un volumone enorme, anzi addirittura nella sua versione, la cosiddetta grande enciclopedia, i volumi sono tre, noi ci accontenteremo di molto meno, noi cercheremo di studiare le introduzioni.
14:13
S…
Speaker 1 (20:04)
che Hegel antepone all'enciclopedia nella sua prima edizione, 1817, e nella seconda e terza edizione, che sono pubblicate rispettivamente nel 1827 e nel 1830. Corremo a confronto queste due versioni, cercheremo di capire intanto come mai Hegel a un certo punto della sua carriera filosofica decide di scrivere un'enciclopedia, che significato ha, nell'insieme del progetto egliano e più in generale della filosofia classica tedesca, scrivere qualche cosa come un'enciclopedia, che nessuno di voi...
14:42
S…
Speaker 1 (20:04)
ignora, suppongo, che un'ottantina di anni prima, ansiclopedie, che è un termine che aveva significato qualche cosa, nell'illuminismo francese. Allora, noi dobbiamo cercare di capire in che modo il progetto di Peglie dialoga, anche per opposizione, con questo grande portato.
15:00
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Speaker 2 (20:04)
del pensiero e dell'illuminismo francese. E poi dovremmo vedere anche un po' quale ricaduta il progetto enciclofetico-beghediano ha nella filosofia europea. Da questo punto di vista ho individuato un autore in particolare, un filosofo francese che si chiama Victor Poussin, di cui vi propongo in lettura
15:30
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Speaker 1 (20:04)
Il diario del suo viaggio giovanile in Germania non è un testo particolarmente filosofico, è un testo che potete leggere anche, come dire, alla sera prima di fare la nana, così vi addormentate di sicuro, ma la cosa interessante è cercare di capire come
15:44
S…
Speaker 1 (20:04)
E perché Cusain entra in relazione con Hegel e poi, attraverso qualche chiacchiera che faremo insieme, in che modo questa relazione in qualche misura viene a determinare il futuro della filosofia europea dall'Ottocento fino, direi sostanzialmente, alla metà del Novecento. Nel bene e nel male. Ok, poi nel regolamento del nostro corso di studi non c'è l'obbligo di frequenza.
16:15
S…
Speaker 1 (20:04)
Quindi non siete obbligati a frequentare, qualcuno mi ha anche scritto chiedendomi ma sono proprio obbligato a frequentare. Io mi limito a dire molto sommessamente che Hegel non è proprio una passeggiata, però c'è anche chi invece sa fare la maratona da sopra, quindi io non ho la presunzione di dire che siete tenuti a vendere dalle mie labbra.
16:42
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Speaker 1 (20:04)
Vi posso soltanto dire che trattasi di labbra che da una trentina d'anni si occupano di queste robe, quindi magari un po' di aiuto ve lo posso dare, però fate voi. Quelli che però, per ragioni che io non vi permetto di sindacare, non sono in grado di frequentare almeno i due terzi delle elezioni, aggiungeranno al programma l'enciclopedia di Kant, che è un brevissimo testo di cui vi racconterò poi delle cose separatamente, che trovate anche su Moodle.
17:11
S…
Speaker 1 (20:04)
Perché la trovate su Moodle? Perché sono a disposizione di questo testo in edizione italiana due traduzioni, una mia e una non mia, la migliore è sicuramente la mia, però la mia non è più in commercio e quindi la potete trovare tra i testi a disposizione, scaricabili.
17:31
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Speaker 1 (20:04)
Bene, vedremo perché l'enciclopedia di Kant, perché sarà molto interessante cercare di capire, noi a lezione lo diremo, non avremo bisogno di entrare nello specifico del testo, sarà molto interessante cercare di verificare come proprio la nozione di enciclopedia che era stata così importante per gli illuministi del XVIII secolo in Francia, in Kant e in Hege prende due direzioni assolutamente inconciliabili fra loro, cioè se volete l'enciclopedia di Kant è un fallimento.
17:56
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Speaker 1 (20:04)
ce lo dico subito l'assassino Kant non riesce e non può scrivere un'enciclopedia perché sono i fondamenti del suo pensiero che glielo inferiscono in qualche modo o comunque che rendono il progetto enciclopedico un progetto destinato a rimanere uso subito una parola così un po' brutale incoativo cioè a livello così principiale ma mai sviluppato
18:19
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Speaker 1 (20:04)
laddove invece in Hegel c'è la convinzione che la filosofia possa attingere a quel germe originario di cui non si tratta di fare altro che seguire lo sviluppo organico la metafora è chiaramente una metafora biologica il pensiero funziona come un essere vivente e si tratta di descriverne lo sviluppo, la crescita e il ricoglio, come una pianta ok, questo è il programma d'esame domande su questo? liberamente? meno liberamente?
18:57
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Speaker 1 (20:04)
Il sogno di Spiriti in Mondi va letto sempre, perché è un libro bellissimo, però non è in programma di esame. Io sono sicuro che lei lo leggerà comunque, perché mi sembra una persona molto interessata al sogno, alla filosofia e alle cose in mondo, però no, non va portato assolutamente all'esame, perché il sogno di Spiriti in Mondi era il programma l'anno scorso. Il primo volume che ho presentato, forse l'è arrivata dopo, cioè Danna Garelli, Filosofia dell'età moderna, è sostitutivo rispetto al sogno di Spiriti in Mondi.
19:26
S…
Speaker 1 (20:04)
Sì, però io sono al secondo anno. Sì, e cosa ci fa qua? Allora, lei se al secondo anno, come tutte le persone eventualmente al secondo e terzo anno che sono qui, voi avete il diritto, è un vostro diritto sacrosanto, di portare il programma così come l'avevate trovato l'anno scorso, o due anni fa. Quindi se lei vuole portare i sogni di spiriti in mondia, l'anno scorso c'era l'opzione. Se lei vuole portare i sogni di spiriti in mondia, può farlo. Certo, naturalmente.
20:04
S…
Speaker 2 (20:04)
Chi ha un'iscrizione a un anno precedente rispetto al primo ha assolutamente il diritto di portare il suo programma all'esame. Anzi, vi dirò di più, se qualcuno, avendo un certo programma di esame degli anni scorsi, però quest'anno può frequentare e preferisce il corso di quest'anno, lo faccia, lo porti, però me lo deve venire a dire. Ok? Lo comportiamo separatamente. Altre questioni? Domandona.
20:44
S…
Speaker 1 (20:04)
alla quale, tanto per cominciare, non saprò dare una risposta. Cosa significa moderno? Il nostro corso si intitola Storia della filosofia moderna. Possiamo accontentare naturalmente di una risposta banale, e allora possiamo dire, moderno è dal 1492 in avanti, scoperta dell'America, dalla caduta di Costantinopoli, oppure se vogliamo rimanere in cose filosofiche, moderno è dal rinascimento, oppure chi si spinge più in là e ha letto quattro lire di Heidegger, no, moderno è da Cartesio.
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Speaker 1 (20:04)
Possiamo dare naturalmente tante risposte, il problema è che, come sempre in questi casi, saremo tenuti a giustificarle queste risposte. Io, un po' perché la questione è molto grande e oggettivamente imbarazzante, un po' perché non ho le idee chiare, non darò una risposta precisa a questa domanda, ovviamente la pretenderò da voi all'esame.
21:38
S…
Speaker 1 (20:04)
ma mi accontenterò di cominciare a fare qualche osservazione su che cosa significhi la parola moderno. La parola moderno, forse alcuni di voi lo sanno, è strettamente imparentata, deriva, potremmo dire, dal termine latino modo, che è un termine che ci è molto più vicino di quanto noi non possiamo immaginare, perché in certe espressioni dialettali in italiano lo conserviamo ancora, anche se è appreviato.
22:16
S…
Speaker 2 (20:04)
Mo vengo e mo ti spiego. Quel moni è modo, latino, cioè significa ora. Poi vi dico anche un'altra cosa che sicuramente avete già pensato per conto vostro. Modo è la stessa parola di moda.
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S…
Speaker 1 (20:04)
non è difficile capirlo, perché se modo significa ora, cioè significa comunque un taglio, una focalizzazione sul tempo presente, tutti noi sappiamo che la moda è questo divenire, che fa sì che gusti, modi di essere, di vestire, di pensare, di concepire, bla bla, tutto quello che volete, si succedono nel corso del tempo, entrano in dialogo fra loro, si sostituiscono, entrano anche in polemica, tutte le cose che potete dire assai meglio di me.
23:08
S…
Speaker 1 (20:04)
Quindi abbiamo a che fare, questa è la prima considerazione su cui voglio farvi riflettere, con una periodizzazione che forse rispetto al tempo precedente, cioè alla filosofia che potremmo definire non moderna, anche qui però scrivetelo con molta cautela, abbiamo a che fare con una periodizzazione che ha dentro l'idea costitutiva della temporalità.
23:56
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Speaker 1 (20:04)
Voglio suggerirvi una cosa che non è una definizione, ok? Penso che si potrebbero fare molte obiezioni a questa mia osservazione, però è un modo per avviare un discorso, un dialogo che forse può funzionare. Voglio suggerirvi questo, cioè che la filosofia moderna ha, rispetto al pensiero che l'ha preceduta, tendenzialmente, naturalmente si possono fare molte eccezioni, a che fare in modo essenziale con la riflessione intorno al problema del tempo.
24:32
S…
Speaker 1 (20:04)
Manina domanda, scusi, ma cosa mi sta dicendo? Cioè, Platone si occupava forse del tempo? Aristotele? Era forse anche un grande di Agostino allora. Agostino addirittura nelle confessiones 11, far del tempo uno dei cavalli di battaglia della originalità della sua filosofia. Certo, touche, avete perfettamente ragione se mi fate obiezione di questo tipo.
25:01
S…
Speaker 1 (20:04)
E però quello che voglio dirvi è che avremo modo di riflettere sul fatto che il modo in cui, il modo di modo in cui, la modernità pensa il tempo, ha qualche cosa di peculiare, di originale e di diverso, se volete, rispetto al modo in cui l'ha fatto il pensiero precedente. E adesso prendetela così, per buona, contestatela se volete.
25:31
S…
Speaker 1 (20:04)
non fatevi convincere facilmente, però provate a prendere questo suggerimento per vedere di sintonizzarci un po'. D'altra parte, proprio Agostino, che è l'ultimo esempio o controesempio che vi facevo da solo, secondo me ha qualche cosa da dirci di interessante su tutto questo, no? Perché Agostino, rispetto a Platone e Aristotele, anche qui, tipo una cosa che è assolutamente self-evident e banale, è un filosofo cristiano.
26:04
S…
Speaker 1 (20:04)
E il fatto che sia un filosofo cristiano rende la questione della temporalità in lui, come potete immaginare, tutt'altro che pacificamente assimilabile a quella del pensiero, nel quale peraltro Agostino si riconosce abbastanza esplicitamente, almeno da un certo momento in avanti, cioè il platonismo, il neoplatonismo.
26:31
S…
Speaker 1 (20:04)
l'orizzonte di pensiero occidentale è qualcosa di assolutamente straordinariamente nuovo. C'è stato un grande filosofo novecentesco, il cui nome, lo scrivo alla linea adesso, il professor Heidelberg è stato tra gli altri un allievo di Heidegger, anche se poi...
27:01
S…
Speaker 2 (20:04)
ha drammaticamente litigato con il maestro, nel momento in cui Heidegger, come sapete, si rimostra un po' troppo tenero per non dire colluso con il nazionalsocialismo, David, che è ebreo, naturalmente rompe il sodalizio con il maestro.
27:16
S…
Speaker 1 (20:04)
Ma adesso, a parte queste faccende, quello che è interessante notare, e la ragione per cui vi cito Levit, è che Levit ha osservato, banalizzo un po' il suo pensiero, ma ci serve in questo modo per confermare quello che stavo cercando di dirvi, ha osservato che se guardiamo bene al modo in cui l'antichità e la modernità concepiscono il tempo, beh, la frattura va cercata proprio nella irruzione potente.
27:46
S…
Speaker 1 (20:04)
della cultura ebraico-cristiana, ma soprattutto cristiana, e nel suo matrimonio con il pensiero greco-classico. Perché? Perché mentre nell'orizzonte pagano greco, per esempio, il tempo si concepisce talmente in termini ciclici, il grandioso progetto è anche lì un casino, semplifichiamo per adesso.
28:28
S…
Speaker 1 (20:04)
Pensate alla filosofia di Nietzsche, fra le altre cose, come un grandioso tentativo di superare il pensiero cristiano. Che cosa propone Nietzsche nell'ultima fase del suo pensiero? Eterno ritorno, cioè un ritorno fondamentalmente a un ideale ciclico della temporalità. Non fatemi domande su Nietzsche, non sono ammesse.
28:51
S…
Speaker 1 (20:04)
Il nostro corso non è su questo. Però, se avete anche soltanto lontanamente sentito l'espressione eterno ritorno delle uguali, in riferimento a questo singolare curioso e interessantissimo, ma anche venenoso filosofo che è stato Friedrich Nietzsche, tenete conto che pensare a ciò che Nietzsche ha pensato in termini di eterno ritorno ci fa riflettere proprio sulla differenza tra antico e moderno rispetto alla questione della temporalità. Nietzsche vuole ritornare all'antico, interesse è stato sempre il suo, ho appena detto non parliamo di Nietzsche.
29:21
S…
Speaker 1 (20:04)
però è sempre stato il suo pallino il ritorno all'antico dalla nascita della tragedia la prima opera 1872 che pubblica suscitando lo scandalo di tutti i filologi dice che fa afferma che dobbiamo cercare di ripostituire quella straordinaria esperienza che non ha più avuto un seguito nella cultura del mondo occidentale che è stata la tragedia greca e qui Apollino, Dionisiaco, bla bla tutte le cose che sapete benissimo
29:48
S…
Speaker 1 (20:04)
Ma quest'idea fissa di un ritorno alla grecità accompagna il pensiero di Nietzsche fino agli ultimi anni, fino alla follia di Nietzsche come sapete nel 1900, nasce dalla tragedia 1872, quindi quasi per una trentina.
30:00
S…
Speaker 1 (20:04)
da anni è seguito da questo pensiero e questo pensiero è fra le altre cose un recupero di quella saggezza antica greca che fra le altre cose concepiva la temporalità in termini circolari, ciclici. Ok? Rispetto a questo, facciamo stare inizio e ripeto, che novità irrompe con il pensiero cristiano soprattutto? Cioè l'idea che la verità si dia in un...
30:36
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Speaker 1 (20:04)
orizzonte puntuale della storia, che in termini teologici i cristiani chiamano incarnazione. L'idea della dottrina cristiana, cattolico-protestante che sia, è che la redenzione è possibile soltanto perché Dio si fa uomo. Non sto dicendo che è obbligatorio crederci, sto rispettando al massimo chi lo fa, ma sto dicendo che cambia un modo di concepire la temporalità in questo modo, capite?
31:20
S…
Speaker 1 (20:04)
Cioè il cristianesimo porta una novità dentro il pensiero occidentale, radicale, che è l'idea che c'è un evento, l'evento con la E maiuscola, l'incarnazione di Dio, rispetto al quale, nella forma del figlio naturalmente, di Cristo, rispetto al quale la temporalità si descrive non in termini circolari, perché Cristo non si incarna infinite volte. Poi c'è stato naturalmente anche chi nell'ambito della storia della filosofia ha provato a piegare,
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S…
Speaker 1 (20:04)
un orizzonte circolare è anche il messaggio cristiano, uno che fa una roba del genere, per esempio Tirtigord, o almeno qualche pagina di Tirtigord è in questa direzione, ma adesso non parliamo nemmeno di questo. Il punto è che nella prospettiva cristiana il tempo non diventa più un susseguirsi di punti che ritorneranno identici all'infinito.
32:17
S…
Speaker 1 (20:04)
Ma diventa la radicale distinzione, a causa di un evento fondativo, ierofanico, direbbero gli storici della religione, no? Cioè, la manifestazione del sacro. A causa di un evento fondativo, il tempo diventa irrimediabilmente distinto fra un prima e un dopo. E ce lo portiamo ancora dietro, no? Nel modo in cui contiamo gli anni, avanti Cristo e dopo Cristo. O se volete, in termini più laici e meno teologici, la tesi di Leavitt è che,
32:54
S…
Speaker 1 (20:04)
Il messaggio cristiano, nel suo matrimonio con la filosofia classica, comporta una trasformazione dell'idea di temporalità da una dimensione circolare e ciclica a una dimensione lineare, progressiva. Da questo punto di vista ve lo consiglio, se avete tempo e che voglia, il libro più interessante di Levit è Significato e fine della storia, pubblicato dal saggiatore. È una storia delle filosofie della storia.
33:30
S…
Speaker 1 (20:04)
Cioè, come nasce la filosofia della storia, secondo Levi? Nasce proprio con il matrimonio fra il pensiero pagano e il pensiero giudaico-cristiano. Precipitare tutto quello che ho provato a dirgli sinora, abbiamo a che fare con un problema di periodizzazione.
33:57
S…
Speaker 1 (20:04)
prepararci a un corso che si intitola Storia della filosofia moderna, domanda che significa Storia della filosofia, più o meno ce lo siamo detti prima. Il problema adesso ci viene presentato dall'agentivo, moderna. E il suggerimento che sto cercando di darvi è che questo termine moderno ha qualche cosa a che fare con un rinnovato modo di concepire la temporalità. Io lo so che dire questo sarà la mia rovina, perché poi...
34:26
S…
Speaker 1 (20:04)
Avrò decine di mani, manine e manucce che cominceranno a dire sì, ma qui c'è un problema. Vero, tutto vero. Prendetelo come definizione generalissima, al limite poi la smentiremo. Però cominciate a riflettere su questo punto. A conferma parziale, almeno, di quello che sto cercando di raccontarvi, c'è un fatto interessante sul quale voglio farvi riflettere, anche perché fondamentalmente gli autori di cui ci occuperemo, con l'eccezione di Cousin, sono autori tedeschi. Parleremo di tante idee.
34:58
S…
Speaker 2 (20:04)
grandi classici della storia del pensiero.
35:01
S…
Speaker 1 (20:04)
Allora, a conferma di tutto questo c'è un dato interessante, e cioè che la lingua tedesca ha a disposizione due parole per definire il moderno. E questo ci permette di aprire anche tutto un discorso più complicato che ci servirà anche per le lezioni successive. Queste parole sono le seguenti. La prima è autointuitiva, no? Di moderne, contrapposto a di antiche. Notate subito questo.
35:47
S…
Speaker 1 (20:04)
ve lo dico una volta per sempre perché poi ci torno, ve lo dirò un sacco di volte, è una bugia questa. Però comincio a dirvelo adesso. Il tedesco ha spesso a disposizione due termini per indicare uno stesso concetto. Io non sono un filologo germanico, quindi non so darvi delle spiegazioni particolarmente raffinate di questa cosa. Però vi faccio osservare questo, che normalmente si tratta di un termine di origine latina e dell'altro di origine sassone.
36:17
S…
Speaker 1 (20:04)
Dietro questa differenza si nasconde un mondo, perché forse non è tanto questo il caso, ma poi vedremo in Hegel che invece questo problema ci assillerà fino quasi alla nausea. Di solito i due termini sono solo apparentemente sinonimi, ma non sono affatto sinonimi fino in fondo, perché uno dei due, palesemente di solito quello latino, porta chi ragiona in tedesco
36:54
S…
Speaker 1 (20:04)
in una dimensione che è un po' più estragnante rispetto all'altro termine che è più familiare. Non so se riesco a spiegarmi, no? Se io vi dico dopo la lezione andiamo a casa, voi mi capite immediatamente. Se io vi dico dopo la lezione andiamo a Magione, mi prendete per matto. Sto usando un termine che risuona però...
37:25
S…
Speaker 1 (20:04)
astratto, ricercato, forbito, fuori luogo, chiamatelo come vi pare, sto dicendo una roba strana. Allora, chiaramente l'esempio è pertinente fino a un certo punto, perché magione e casa sono due parole italiane altrettanto riconducibili a radici romanze.
37:44
S…
Speaker 1 (20:04)
Però, quello che sto cercando di dirvi è che quando, nella norma, non è una regola ferrea, però nella norma, quando un tedesco, e soprattutto un tedesco del 7-800, perché lì poi di quello dovremo parlare, quando parleremo di cante di lei, si trova di fronte a due parole di questo tipo, per un certo aspetto le ritiene sinonime, cioè vogliono più o meno dire la stessa cosa, ma appunto più o meno, non esattamente la stessa cosa.
38:11
S…
Speaker 1 (20:04)
Perché la parola che viene dall'origine latina suona un po' più distante, magari un po' più ricercata, oppure semplicemente meno familiare. Poi non voglio anticipare nulla, ma vedrete che... Allora, se quello che vi ho raccontato fino adesso ha un qualche significato, qui per esprimere la parola moderno, modernità, abbiamo due termini, uno palesemente di origine latina, moderne, ok?
38:45
S…
Speaker 2 (20:04)
L'altro, palesemente, è di origine sassone. Noi, Zeit. Noi vuol dire nuovo, new. Zeit è la parola che i tedeschi hanno per indicare il tempo. Quindi, tradotto in termini un po' banalizzanti, quando in tedesco dobbiamo scegliere come dire moderno, possiamo scegliere se usare il termine moderne, per appunto una parola di origine latina, oppure un'altra parola che significa tempo nuovo.
39:16
S…
Speaker 2 (20:04)
Se mi avete seguito in tutto quello che ho raccontato finora, capite anche che è proprio in questa parolina, no? No insight, che è quella propriamente tedesca, con cui i tedeschi coniano una modalità espressiva per rendere la modernità, che si esprime, anche se la traduzione è apparentemente più infedele, autenticamente quello che significa la parola modo in latino, no? Mo. Mo è sempre una no insight.
39:43
S…
Speaker 2 (20:04)
Perché mo non è mo e non è neanche mo, cioè il mo è l'adesso che si sposta sulla linea orizzontale del tempo, orizzontale, cioè è una linea retta, non è più una linea che si muove circolarmente per ritornare sul senso.
40:05
S…
Speaker 2 (20:04)
banalmente il problema della filosofia moderna la periodizzazione della filosofia moderna ha fra le altre cose a che fare con un'idea di temporalità che ha intrinsecamente dentro di sé il problema del nuovo io non so se
40:28
S…
Speaker 1 (20:04)
Alcune di voi o alcuni di voi hanno una dimestichezza con la storia della filosofia moderna, magari qualcuno ha fatto degli studi liceali e ce l'ha, altri magari non ce l'hanno e va bene lo stesso, anzi in qualche caso va anche meglio. Però quello che voglio dire è che se avete per esempio anche soltanto un'infarinatura del pensiero di Kant e del pensiero di Haydn, che sono i due giganti con i quali andremo a lottare in queste 35 ore rimaste, o poco più.
40:57
S…
Speaker 2 (20:04)
Capite anche che abbiamo a che fare, se volete, con due giganti che intorno al tema del tempo stabiliscono davvero una gigantomachia, cioè una battaglia di proporzioni straordinarie, perché in Kant apparentemente il tempo sembra conservare una dimensione neutrale e astorica.
41:29
S…
Speaker 1 (20:04)
Ci torneremo, non vi spaventate, se qualcuno si sta spaventando, sbarcha, non deve spaventarsi. Però, critica della ragione pura, estetica trascendentale, che parleremo ovviamente, se qualcuno di voi però ha una reminiscenza, può essere utile pensarci adesso, che cos'è il tempo? È la forma pura, a priori, della sensibilità interna, del senso interno. Kant dice che nella critica della ragione pura dice che
41:58
S…
Speaker 1 (20:04)
A livello percettivo noi disponiamo di due forme pure a priori della sensibilità che sono lo spazio e il tempo. Nello spazio sono collocati tutti i fenomeni estesi, questo cellulare sul tavolo, questo gessetto di fronte a voi, questo polore deficiente che vi sta parlando, eccetera, eccetera.
42:15
S…
Speaker 1 (20:04)
Nel tempo sono collocati tutti i fenomeni del senso interno. Il fatto che io in questo momento sto pensando a una cosa che mi dispiace molto e che non vi posso comunicare ma che non fa parte della nostra lezione. Quello è un fenomeno del mio senso interno. Perché voi non sapete di che cosa si tratta? Perché non sta fuori. Non la potete vedere questa cosa che sto pensando. Ok? Ocio modernità. Spazio e tempo stanno sullo stesso piano? Canto stesso lo dice. Ci sono ragioni per dire.
42:57
S…
Speaker 1 (20:04)
alcune ragioni, che il tempo abbia una sorta di priorità sullo spazio. Siamo nella modernità. Io dubito, per quello che può valere ovviamente un periodo ipotetico del quarto tipo, che è del tipo se mia nonna avessi avuto le ruote sarebbe stata un tarretto, quindi vale mio, però io dubito che un pensatore antico avrebbe mai potuto concepire una superiorità del tempo sullo spazio, se vale il teorema Loewitt. Invece siamo in piena modernità con Kant.
43:31
S…
Speaker 1 (20:04)
Perché mai il tempo dovrebbe essere superiore allo spazio? Perché pensateci bene, il pensiero che adesso sta angustiandomi e che non vi posso comunicare è qualche cosa che è collocato soltanto nel tempo, ma non sta scritto da qualche parte per cui voi lo potete leggere. Mentre invece questo gessetto qui non è soltanto una cosa estesa nello spazio, Descartes, presa extensa.
43:57
S…
Speaker 1 (20:04)
ma è anche una rappresentazione che ciascuno o ciascuna di voi ha di questo gessetto, e quindi è anche un'immagine mentale, e quindi è anche un oggetto del senso interno, non soltanto del senso esterno. Chiaro? Se io vi esibisco questo gessetto, questo gessetto, capiamoci su questo, sta nello spazio? Ok, sì, perché sta qui, ora in mano a me. Tutto chiaro?
44:28
S…
Speaker 1 (20:04)
Sta anche nel tempo, certo, perché sta qui ora, appunto. Ma voi come fate a sapere che sta qui ora? Perché di questo gessetto avete anche una rappresentazione mentale che connette l'immagine di questo gesso con il divenire della vostra coscienza, o, direbbe Kant più tecnicamente, con il vostro senso interno, che si chiama tempo, appunto.
45:00
S…
Speaker 1 (20:04)
Per Kant, ma questo che c'entra col problema, questa è una cosa importante se volete capire anche i lineamenti generali della storia della filosofia moderna, tradotti in termini molto banali, se volete capire il manuale. Per Kant questa è una cosa fondamentale, perché se non ci fosse la superiorità del tempo sullo spazio in Kant, non si potrebbe dare, ne parleremo poi,
45:33
S…
Speaker 1 (20:04)
Sono sicuro che qualcosa del genere avete già sentito. Non si potrebbe dare nemmeno la giustificazione della validità delle forme pure a priori della conoscenza. Cioè non si potrebbe dare tecnicamente quella che Kant chiama una deduzione delle categorie. Autodenuncia, chi non ha capito niente? Sono mio scemo a dirtelo. Non è la favola perché è qui per lui spiegare. Dubbi? Tutto chiaro? La prego, scusi, ma la vecchiaia portate? Sì, sì, sì, lei dice no. Lo sono in cui parte...
46:35
S…
Speaker 1 (20:04)
lo sono e non lo sono questa sarà una classica risposta come dire a Giaccio Bottista che io vi darò sempre tutte le domande che farete per certi aspetti lo sono perché sono due forme scusi voleva continuare? no no no allora per certi aspetti lo sono perché sono due forme pure a priori una del senso esterno e l'altra del senso interno ok? però hanno una fra l'ora una differenza fondamentale che mentre tutti gli oggetti sono nel tempo non tutti gli oggetti sono nello spazio
47:03
S…
Speaker 1 (20:04)
Vogliamo tradurli in termini più rigorosamente kantiani? Mentre tutti i fenomeni sono nel tempo, non tutti i fenomeni sono nello spazio, perché i fenomeni che riguardano la pura immaginazione, per esempio, cioè il senso interno, possono non riguardare il senso esterno. Il pensiero che io ho in questo momento di quello che sta succedendo, che so, nei territori di guerra, noi non lo vediamo in questo momento, è il mio pensiero che mi angustia. Ok? È chiaro che vi sto facendo degli esempi, e come tali dovete prenderli, no?
47:36
S…
Speaker 1 (20:04)
Però dovete familiarizzarvi con questo dispositivo in Kant, che è fondamentale. Cioè c'è una superiorità del tempo, perché il tempo, diciamo così, dico una roba che se qualcuno mi ripete l'esame lo boccio, il tempo è più esteso dello spazio. È chiaro che è una boiata, no? Perché come faccio a dire che il tempo è esteso applicando una categoria spaziale? Però ci sta più roba nel tempo, chiamatelo come vi pare, nel tempo ci sta più roba perché ci stanno anche tutte quelle cose che io penso soltanto e che però non stanno fuori.
48:07
S…
Speaker 1 (20:04)
Ok? Altre domande? Allora, questa faccenda, mi sono permesso di insistere subito dalla lezione, poi ci torneremo, ma questa faccenda è molto importante. Primo, una piccola conferma, piccolissima, per carità, uno potrebbe dire, ma è sembrato solo un esempio, però una piccola conferma che il problema della temporalità è molto rilevante nel pensiero moderno. Secondo, l'idea che, che cos'è in Kant il tempo?
48:46
S…
Speaker 2 (20:04)
mo più mo più mo più mo cioè la successione degli istanti la famosa questione è come sono possibili i giudizi sintetici a priori dell'aritmetica
48:59
S…
Speaker 1 (20:04)
il famoso giudizio, 7 più 5 uguale 12, è 7 più 5 possibile, è un'analisi, è una sintesi a posteriori, no, perché se no saremo tutti scettici come il cattivissimo Hume, no, è una sintesi a priori, come è possibile una sintesi a priori? Una sintesi a priori è possibile perché io posso mettere insieme 7 più 5 grazie al fatto che ho la forma pura a priori del tempo che mi precomprende le singole unità del 7 e del 5, cosa che è stata contestatissima poi dalla storia della filosofia successiva.
49:31
S…
Speaker 1 (20:04)
Mo, appunto, pigliatela così, perché di Kant stiamo parlando. Secondo Kant, i giudizi sintetici a priori dell'aritmetica sono possibili, 7 più 5 uguale 12 è un giudizio che ha una dignità scientifica, cioè non è qualche cosa che può funzionare o non può funzionare, ma l'aritmetica è una scienza perché noi disponiamo di una forma pura a priori che si chiama tempo. Ok? Però, capite?
50:00
S…
Speaker 2 (20:04)
Quanto interessante è quello che dice Kant rispetto al problema che ci siamo posti prima e che abbiamo riassunto come teorema di Neuevitz, più o meno, se si può dire così. Che natura ha questo tempo in Kant? Kant è come se facesse depositare, certamente in termini arci laici, cioè non teologici, non cristiani, almeno non cristiani nella critica della ragion pura, voi sapete che Kant in realtà ha una formazione pietista, quindi il discorso si complicarebbe moltissimo se prendessimo quella scena.
50:29
S…
Speaker 2 (20:04)
Però è come se Kant facesse depositare in termini puri, epistemologicamente puri, l'idea che Leavitt ci stava suggerendo, secondo la quale nella modernità, cioè in un orizzonte, diciamo, post-ebraico-cristiano, il tempo funziona in questo modo. È una linea retta. 10, 11, 12, 7 più 5 con le 2 dobbiamo fare perché il tempo è questa roba qui.
51:08
S…
Speaker 2 (20:04)
questa sintesi che noi facciamo magari anche contando degli oggetti è chiaro che poi empiricamente noi viviamo in un mondo quindi 7 palline più 5 palline bla bla ma il fatto che 7 palline e 5 palline faccia sempre 12 palline è reso possibile dal fatto che tutte le nostre menti secondo Kant funzionano in questa maniera o anche qui potremmo aprire una parentesi ma non lo faremo però un po' lo faremo ma non lo faremo ma un po' lo faremo tutte le nostre menti che funzionano correttamente
51:42
S…
Speaker 2 (20:04)
uno dei grandi spettri della filosofia kantiana è la cosiddetta fremde trannunt, cioè la ragione estranea, cioè la follia. Non aggiungo altro per adesso e forse per sempre, però tenete conto che nel momento in cui la filosofia moderna cerca di stabilire dei canoni che sono ricercati sulla base di due criteri, universalità e necessità,
52:16
S…
Speaker 2 (20:04)
Perché queste sono le parole d'ordine del pensiero moderno. Un pensiero è scientificamente rigoloso se è universale e necessario, altrimenti non supera la prova. Allora, nel momento in cui la ragione moderna cerca di stabilire quali sono i criteri di un pensiero universale e necessario, questa ragione moderna sta stabilendo quello che un grande filosofo del Novecento, che sicuramente avete sentito nominare, si chiama Michel Foucault, è il criterio di ciò che sta dentro e ciò che sta fuori.
52:51
S…
Speaker 1 (20:04)
Cioè di quello che è accettabile e di quello che è de raison, folle, irragionevole, ma sul quale vorrei farvi riflettere perché siete grandi abbastanza per sapere che questo problema è l'altra faccia della medaglia, un problema che vi citavo prima di passaggio, cioè vi ricordate che prima vi ho detto chi stabilisce che cosa ha il diritto di abitare nel canone invece che...
53:41
S…
Speaker 1 (20:04)
cosa invece deve stare fuori domande primo impietanti secondo proprio perché impietanti 5 minuti di pausa
55:05
S…
Speaker 1 (20:04)
Grazie.
55:32
S…
Speaker 1 (20:04)
Grazie.
55:35
S…
Speaker 1 (20:04)
Grazie.
55:38
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Speaker 3 (20:04)
Grazie.
56:20
S…
Speaker 1 (20:04)
Grazie.
56:45
S…
Speaker 1 (20:04)
Grazie.
57:08
S…
Speaker 3 (20:04)
Grazie.
57:55
S…
Speaker 1 (20:04)
Grazie.
58:10
S…
Speaker 1 (20:04)
Grazie.
58:39
S…
Speaker 2 (20:04)
Intesa che rientrino le ultime persone che sono fuori. Domande? Ecco, nome da cortesia. Mi porto. Lei ha detto prima che la modernità ha un diverso modo di contipire la temporalità rispetto alla siccità, dove ha incluso la siccità greca e il pensiero cristiano che sono devutato.
59:02
S…
Speaker 2 (20:04)
La modernità va identificata con un'idea d'infetto, approssimativamente lineale, che è lo stesso di Agostino. In cosa differisce la modernità da Agostino?
59:15
S…
Speaker 2 (20:04)
Se ho dato quest'idea, ho dato un'idea farlace, Agostino ha una posizione eliminare, nel senso che Agostino è un esempio di filosofo che per certi aspetti guarda totalmente verso il passato, tanto è vero che filosoficamente si riconosce nel neoplatonismo, anche da un certo momento in avanti quando poi non si riconosce più nel manicherismo, sapete bene tutte queste storie. Dall'altro punto di vista però ha il problema enorme
59:40
S…
Speaker 2 (20:04)
il problema che ho diviso con tutta la patristica ma più in generale con tutti coloro che prendono sul serio filosoficamente e teologicamente il pensiero cristiano ha un problema enorme di capire che rapporto instaurare fra le categorie che gli vengono dal pensiero antico e una novità che non ammette
1:00:00
S…
Speaker 2 (20:04)
eccezioni, nel senso che Agostino, come lei sa benissimo, era uno che veniva tra l'altro da una pratica di eresia e poi da una lotta senza quartiere contro le eresie. Ora, anche qui, banalizzando, ma nemmeno troppo, quali sono le grandi eresie che attraversano tutta la tarda antichità? Sono fondamentalmente le eresie cristologiche.
1:00:28
S…
Speaker 2 (20:04)
Nel 2026 noi ci volgiamo all'indietro, la butto un po' così, il cacciare, però ci volgiamo all'indietro e ci domandiamo come facevano a darsi tante mazzate sulla, per esempio, ariani, monofisiti, diofisiti, quante nature aveva il Cristo, una natura, due nature. In realtà il problema è enorme. Il problema è enorme perché è evidente che la natura della seconda persona della Trinità, che è di Cristo, è decisiva rispetto al tema della salvezza.
1:01:00
S…
Speaker 2 (20:04)
Perché una eresia che vede in Cristo, eresia dal punto di vista cattolico ovviamente, che vede in Cristo soltanto una persona divina e non anche un uomo, non è accettabile dal punto di vista, ripeto, di una dottrina cattolica, non è accettabile perché è già per la forza, il problema è che o Dio si fa uomo e allora assume su di sé il peccato, ma è in quanto uomo che l'uomo si può redimere.
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S…
Speaker 2 (20:04)
Oppure che Dio sapesse sconfiggere il peccato, lo sapevamo anche prima, risponderebbe un cattolico a un aliano o monofisica. Oppure, peggio che peggio, Cristo è soltanto un essere umano. E allora se è un essere umano, ok, può essere come Socrate, un grandissimo esempio dal punto di vista morale. Però ci risolve il problema teologico della salvezza? No, non ci risolve questo problema teologico perché chiaramente un essere umano non ha la forza di superare l'impasto della legge.
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S…
Speaker 2 (20:04)
San Paolo, Lettere ai Romani, capitolo 7, dove la legge è anche peccato. Questo è il, come dire, il caccio anche peccato, ma io pensavo che dove ci... dice Paolo, no? Capitolo bellissimo della Lettere ai Romani, ma come dove la legge è peccato? Io immaginavo che dove c'è la legge ci sia la vita, no? Io credevo che dove ci fosse legge io vivessi, no? Io vivevo. Eh sì, il problema è che dove c'è la legge c'è anche questa vita, cioè che tu non puoi...
1:02:36
S…
Speaker 2 (20:04)
C'è stabilito quel limite, stabilito il quale è anche stabilito il contrario di ciò che è prima. Allora, rispetto a questo ordine di considerazioni, la novità del messaggio cristiano, in che cosa consiste fondamentalmente? In un pensiero scandaloso, cioè che ci sia un momento storico, uno però, non due, non trentacinque, uno solo, nel quale Dio si è fatto uomo e quell'entità lì,
1:03:04
S…
Speaker 2 (20:04)
in cui ci sono insieme Dio e uomo è ciò che permette la salvezza dell'umanità. Credere in questo è ciò che permette la salvezza dell'umanità. Questo cambia la concezione del tempo. Allora Agostino da questo punto di vista è il primo pensatore moderno.
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S…
Speaker 1 (20:04)
Se vuole, no? In questo correggerei l'immagine forse non lineare e limpida che le ho dato nel momento in cui lei mi fa questa domanda. Certo che Agostino guarda in avanti, tanto è vero, e questo è un indizio molto interessante, che sarebbe molto, molto, molto produttivo analizzare in che misura, soprattutto nella prima modernità, il pensiero di Agostino costituisce una sorta di, come dire, di torrente carsico, no? Che scorre sotto...
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S…
Speaker 1 (20:04)
moltissime opere di grandi pensatori. Quindi, ecco, questo le vorrei dire, non so se è un po' più chiaro in questi termini. Poi è chiaro, e lei avrebbe perfettamente ragione nel farmi osservare, ho provato a dirlo io stesso, che stiamo procedendo per grandi considerazioni approssimative.
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S…
Speaker 1 (20:04)
Sono ben consapevole che nel Medioevo esiste per esempio anche un giochino da fiori che concepisce già la storia in termini escatologici, tanto è vero che sarà poi il grande modello di Hegel. E sono altrettanto consapevole che nella modernità esistono tentativi di restituzione del tempo in termini freddi e puramente non progressivi, lo definirei, però comunque...
1:04:41
S…
Speaker 1 (20:04)
L'abbiamo detto, quindi ci sono eccezioni, stiamo ragionando su macro possibilità di orientamento. Altre domande?
1:05:01
S…
Speaker 1 (20:04)
Se pensate in linea del tutto generale, sempre, potete chiudere la porta laggiù in fondo, un altro problema della vecchiaia sono le ossessioni. Allora, se pensate sempre in termini del tutto generali, che cosa significa modernità? Proprio nel senso della storia moderna, no? Secondo voi, facciamo un brainstorming così, ordinato possibilmente, che cosa capita?
1:05:35
S…
Speaker 1 (20:04)
Nella modernità che influisce in maniera decisiva su quello che potremmo concepire come un mutamento del modo di pensare. Accogliamo qualche idea, forza. Chi offre qualcosa? Le scoperte geografiche. Le scoperte geografiche, bravissima, no? Benissimo. Benissimo, me lo dimenticherò ma lei mi perdonerà, me lo ricorderà. Scoperte geografiche, chi offre qualcos'altro? Rivoluzione industriale.
1:06:00
S…
Speaker 1 (20:04)
Ok, più avanti, sicuramente, però forse in termini rivoluzionari potremmo parlare, ok, ma se le cose stessero semplicemente così, l'unismo più rivoluzione industriale dovrebbe immaginare che Cartesio non è moderna. Non sto dicendo che lei si sbaglia, sto dicendo che forse c'è qualcosa che ancora precede in termini cronologici rispetto a questi che sono senz'altro fenomeni moderni. Ancora più avanti.
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S…
Speaker 1 (20:04)
ho detto a Pietro che l'illuminismo era sicuramente un fenomeno moderno così come lo è il romanticismo noi ne parleremo anche fino ad annoiardi però sono fenomeni più tardi rispetto alla scaturigine della modernità Denise parlava delle scoperte geografiche perfetto, rivoluzione scientifica si parlava della rivoluzione industriale ottima cosa poi
1:07:17
S…
Speaker 1 (20:04)
Lorenzo prima vi parlavo tanto del catechismo sapete che io ci tengo in ambito religioso qualche cosa che ci sembra significativo? la riforma protestante la riforma protestante va beh insomma ne abbiamo già abbastanza se ne potrebbero tirare fuori forse altre di cose se dovessimo immaginare qualche cosa che tiri insieme
1:07:46
S…
Speaker 3 (20:04)
Questi fenomeni storicamente così lontani fra loro, non tanto dal punto di vista genetico o dal punto di vista della loro affinità, ma dal punto di vista delle loro conseguenze. Mi tratta di eventi rivoluzionali, l'avete detto bene. Cosa cambiano? Non sto dicendo soltanto dal punto di vista degli avvenimenti, ma dal punto di vista della...
1:08:14
S…
Speaker 1 (20:04)
Coscienza che l'essere umano meglio può avere del proprio stare al mondo. Ok, ci sta, ci può essere, ma siamo sicuri che tutti gli esseri umani fossero convinti di questo? No, chiaramente. Lei ha dato una risposta, lei si chiama? Flora. Flora, ok, Flora ha dato una risposta già molto filosofica.
1:08:47
S…
Speaker 2 (20:04)
Io mi accontento della risposta di mia nonna, sempre quella che non è un carretto, cioè dal punto di vista della percezione dell'essere umano comune, o relativamente comune insomma. Immaginare che il mondo nel quale abitiamo non vede più la terra al centro.
1:09:06
S…
Speaker 2 (20:04)
Immaginare che un'istituzione che per secoli era rimasta al di fuori di qualsiasi discussione possibile come mediazione rispetto al divino, cioè la Chiesa invece venga improvvisamente sostituita da un progetto rivoluzionario assolutamente ardito come quello del libero esame della scrittura, utero.
1:09:30
S…
Speaker 2 (20:04)
Immaginare che noi pensavamo di essere Ermeio del Bigoncio e invece ci sono altre popolazioni che hanno culture molto diverse dalle nostre e che stanno in paesi molto lontani dai nostri, fra l'altro paesi che stanno in posti che noi immaginavamo nemmeno potessero esistere. Una ipotetica mia nonna collocata nel cuore del XVI secolo, del XVII secolo, carretto o meno che fuori.
1:10:00
S…
Speaker 1 (20:04)
Come potrebbe risentire di tutta questa roba? È una cosa banale, se volete, ma dobbiamo pur dire anche le cose banali. Prima, direi, o finora mi hanno raccontato tutta una serie di robe, adesso fatico un po' a crederci, ma non perché sono una cattiva persona, ma perché è fatico proprio a crederci, nel senso che sembrano venir meno le coordinate nelle quali sono stata cresciuta, l'umanità è cresciuta.
1:10:36
S…
Speaker 1 (20:04)
Dobbiamo tradurre in termini rigorosamente filosofici questo atteggiamento così apparentemente un po' ingenuo? Sceticismo. Non è un caso che nel cuore del Cinquecento si assiste a una straordinaria riscoperta dello sceticismo antico. In particolare un autore, che può darsi che l'ottimo Francesco Ademollo vi abbia già citato in qualche occasione, Sesto Empirico.
1:11:13
S…
Speaker 1 (20:04)
La riscoperta di Sesto Empirico è qualcosa sul piano della storia della cultura, chiaramente, di assolutamente rivoluzionario. Avremmo avuto un Montegne se non ci fosse stata la riscoperta di Sesto Empirico. Mi spingo a dire che non avremmo avuto nemmeno Shakespeare, perché poi potremmo raccontare una cosa che adesso non abbiamo il tempo di raccontare, cioè il modo in cui questi testi vengono scoperti e tradotti e diffusi. Scetticismo.
1:11:50
S…
Speaker 1 (20:04)
Scetticismo però che non è semplicemente una riproposizione dello scetticismo antico, uno scetticismo che cambia anche funzione. Uno degli eventi scandalosi di questa roba qui, cioè del fatto che la temporalità abbia un andamento lineare, significa che gli eventi, quando si ripropongono una seconda volta, non si ripropongono mai uguali alla prima. Questo è un pensiero, fra l'altro, che vi consiglio di...
1:12:25
S…
Speaker 1 (20:04)
a notare, non tanto negli appunti che è poco significativo, quanto proprio in un angolino della mente, perché questo è il pensiero fondamentale di Keke. L'idea, cioè, che il divenire è un processo che mette in questione la persona umana di essere completamente autotrasparente rispetto ai propri fondamenti. Difficile? Esatto. Che per adesso quella teniamo. Però vi farò un esempio molto banale.
1:13:07
S…
Speaker 1 (20:04)
ti lascio la fidanzata, il giorno dopo, arrabbiatissimo, dici, non era la mia fidanzata un anno fa, è tutto come prima, non è tutto come prima, in mezzo c'è una storia, tu sei cambiato, non puoi pensare di fare un semplice riavvolgimento del nastro e cancellare quello che è stata la tua esperienza, direbbe Hegel, per un anno in questo caso, è chiaro che l'esempio è banale e stupido,
1:13:45
S…
Speaker 1 (20:04)
una concezione della temporalità di questo tipo fa immaginare il tempo come qualcosa non di puramente neutrale ma come di autenticamente storico cioè capita qualcosa nel tempo non so se mi sono spiegato ma se mi sono spiegato adesso confondo le cose in maniera tale da rendermi ancora più etipatico da questo punto di vista cominciate a capire una grande distanza fra Kant e Hegel
1:14:19
S…
Speaker 1 (20:04)
Perché nonostante tutto quello che vi ho raccontato finora, cioè Kant, campione di una concezione moderna della temporalità, perché è una temporalità lineare, bla bla, ci siamo? Ok. Kant però conserva ancora qualche cosa di un po' astratto in questa temporalità. Cioè per Kant il tempo è una pura forma a priori che si riempie di contenuti.
1:14:53
S…
Speaker 2 (20:04)
Per Hegel il tempo non è una pura forma a priori, per Hegel il tempo è un'esperienza e una storia.
1:15:05
S…
Speaker 1 (20:04)
Egli direbbe che il modo che Kant ha di concepire il tempo è ancora totalmente irretito dentro le maglie del pensiero cartesiano. Così aggiungo altro casino al casino. Perché? Che cos'è il tempo per Descartes? L'incubo che è stato per tutti noi cartesio non tanto quando studiavamo filosofia a scuola, ma piuttosto quando studiavamo matematica. Gli assi cartesiani.
1:15:45
S…
Speaker 1 (20:04)
Cioè, è una coordinata che permette la collocazione di qualche cosa. Tutto sommato, se volete, Kantano ragione in maniera molto diversa. Che cos'è un fenomeno? È qualche cosa che si colloca nello spazio del tempo. Allora, Hegel direbbe che questo è un modo astratto di concepire la temporalità. La vera temporalità, la temporalità che interessa lo spirito, come vedremo poi, è quella temporalità che ha a che fare con l'esperienza, cioè ha a che fare con la storia. E questa storia può riguardare ciascuno di noi,
1:16:19
S…
Speaker 1 (20:04)
Denise, Lorenzo e chi altri, ma può riguardare anche la storia di noi come entità collettive, i popoli, le nazioni, gli abitanti di una certa epoca storica, sono tutte cose molto generali che però devono cominciare ad aiutarvi a capire o a porre qualche mattoncino per capire quale sarà qui la differenza tra il modo di Kant, di concepire l'enciclopedia e il modo di Kegel.
1:16:57
S…
Speaker 1 (20:04)
come la riempiamo di contenuti questa enciclopedia? di che cosa parla? ti ho detto prima in termini del tutto astratti lo ripeto adesso in termini del tutto astratti poi ci torneremo che in Kant il progetto enciclopedico fallisce in Hegel il progetto enciclopedico costituisce il culmine del sistema provate a cominciare a pensare intorno a quest'ordine di aboline poi ci torniamo ok, allora mia buona nonna Barretta Carretto
1:17:29
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Speaker 1 (20:04)
ha questo problema, che in questo mondo nuovo non si orienta più, non ci sono più i mondi di una volta. E allora, che cosa significa da un punto di vista filosofico tutto questo? Significa alcune cose. Adesso vi faccio un esempio con il quale mia nonna certamente si sarebbe trovata poco a suo agio, ma invece per voi che siete filosofi e filosofi in erba sarà più utile. Come lo chiamiamo?
1:18:17
S…
Speaker 1 (20:04)
Filippo, Giuseppe, come lo chiamiamo questa roba? Un termine di un silocismo. Un termine di un silocismo. E cos'è un termine di un silocismo? Soggetto, compula, prediciato. E quindi un? Oppure? Enunciato. Enunciato, enunciato è ancora più generico. Un giudizio. Termine di un silocismo è un giudizio. Ok? Facciamo sempre il solito gioco del che cosa sarebbe? Il muro è bianco.
1:18:55
S…
Speaker 1 (20:04)
Il muro, il soggetto, è copula, predicato, piano. In una prospettiva, adesso non sto parlando del signore Aristotele di Stagira, perché qui poi le cose vanno a complicarsi, dobbiamo veramente chiamare Buona de Mollo per tirarci fuori dal pozzo. Però in una prospettiva, diciamo così, vagamente di orizzonte aristotelico, come funziona sta roba qui?
1:19:25
S…
Speaker 1 (20:04)
Cioè, che cos'è che determina la legittimità di un'affermazione come S e P, cioè il muro e il bianco? Non voglio la quadropora affinata, voglio proprio all'impronta, nel pensiero antico che poi Aristotele ha registrato in qualche modo nell'organo, e che poi, se volete, con tutte le variazioni possibili, tutte le possibili raffinatissime evoluzioni della logica medievale, che però poi alla fine è arrivato fino quasi alla modernità.
1:19:55
S…
Speaker 2 (20:04)
Chi è che si fa carico della verità o falsità di questa?
1:20:03
S…
Speaker 1 (20:04)
proposizione. Aristotele, libro teta della metafisica, dice una cosa abbastanza, sembra gli amanti del calcio, quello che diceva il me che fu già di Boston, no? Rigore è arbitro che fischia. Aristotele, libro teta della metafisica, dice un giudizio è vero quando le cose stanno così. Eh, certo, però il peso, perché Aristotele può permettersi di dire sta roba che a noi tutto sommato vedasi la prima, primissima parte della lezione di oggi, no?
1:20:33
S…
Speaker 1 (20:04)
uno che pensa che la storia della filosofia sia totalmente inutile dice ah bravo il muro è bianco quando il muro è bianco grazie lo so allora perché la nostra alternativa se non vogliamo buttare dalla finestra Aristotele e cercare di pensare che cosa sta rimuginando Aristotele quando diceva una cosa del genere chi è che si fa carico della verità di una frase di una proposizione come il muro è bianco il fatto che la realtà stia così cioè che il muro sia effettivamente bianco
1:21:03
S…
Speaker 1 (20:04)
facciamo fine allora da che cosa è composto secondo Aristotele questo giudizio? mediamente, non voglio risposte troppo raffinate se no non saprei come venirne fuori che cosa è S? ok, un soggetto riflettiamo insieme sulla parola soggetto che cosa significa soggetto etimologicamente? stare sotto abbiamo un sinonimo etimologico di soggetto?
1:21:43
S…
Speaker 1 (20:04)
Ciò che sta sotto? Chi è che si fa carico? Usia, la chiamava Aristotele. Sustanzia poi nella traduzione latina, ovviamente, come sapete benissimo. Cioè, Aristotele dice, come sapete benissimo, con una frase famosissima che conosciamo anche perché spesso la citiamo a sproposito, l'essere si dice in molti modi. Però è singolare che, per esempio, nella tavola aristotelica delle categorie la sostanza sia la prima di queste categorie. Cioè, in qualche modo, fatemelo dire, non ditelo dal demollo,
1:22:30
S…
Speaker 1 (20:04)
importante, non più importante perché le altre non siano importanti chiaramente, ma perché è quella che si deve far carico del peso di tutto il resto, che infatti si chiama, predicato, ma nel termine della relazione con la sostanza, quello che può essere anche diversamente da com'è, perché il muro può essere pure arancione, può essere pure verde, predicato, ho capito, però perché il predicato non è sostanziale? Se può essere arancione ma anche verde, certo, accidentale, c'è una contingenza qua.
1:23:07
S…
Speaker 1 (20:04)
Qualche cosa che accade, che può accadere diversamente da com'è. Attenzione però, questo è quello che voglio dirvi facendo vedere. Quando dico che la sostanza, il muro, si fa carico dell'essere bianco, verde, arancione, giallo, tutto quello che vi pare, sto dicendo una cosa, e poi vi dico anche, che substanzia è la traduzione latina del termine greco usia, che significa, se volessimo tradurlo, proprio letteralmente entità, essentità, cioè ciò che è,
1:23:47
S…
Speaker 1 (20:04)
Per essenza. Allora, vi sto dicendo che questa proposizione è apparentemente formata da tre membri, ma in realtà potremmo anche descriverla, sulla base di tutto quello che ci siamo detti, come se fosse formata da due membri, perché la S è l'usia. La copula è, potremmo dire, un modo di essere della sostanza. La copula è un modo di essere della sostanza.
1:24:49
S…
Speaker 2 (20:04)
modo di essere della sostanza, momo, la sostanza tiene dentro di sé una fissità temporale.
1:25:02
S…
Speaker 1 (20:04)
L'essere è, potremmo dire, sto forzando molto, non scrivete, meglio, perché non scrivete perché non voglio testimoni, però potremmo dire che in questo Aristotele, pur essendosi allontanato naturalmente, avendo ricevuto l'insegnamento di Platone, è ancora erede del famigerato Parmenide di cui parlavamo prima. Il problema della modalità, possibilità, esistenza, necessità, le categorie modali, come le chiamerà con il pensiero moderno,
1:25:35
S…
Speaker 1 (20:04)
È un problema che ricade tutto sulla natura della sostanza. Non so se vi sono spiegato, forse sì, forse no. Prima che mi facciate delle domande, però, fatemi andare avanti un momento e poi facciamo tutte le domande che voi. Come si chiama sta roba qui? Immaginiamo di essere nel cuore della modernità. Ancora qua. Chi era che aveva disegnato sta roba qua? Come si chiamava? 7b5? Poi ci torneremo, ma è importante che lo...
1:26:36
S…
Speaker 1 (20:04)
parliamo subito, che cos'è per Kant strabologo? come funziona per Kant strabologo? cosa obietta Kant a questa prospettiva aristotelica? vi faccio notare che questa linea che io ho tracciato così superficialmente ha in mezzo tante
1:26:57
S…
Speaker 1 (20:04)
insidie dal punto di vista filosofico una insidia si chiama scoperta dello scetticismo ne abbiamo parlato prima e fra i campioni della scoperta dello scetticismo facciamo passare un po' di tempo e qui si che arriviamo all'illuminismo di cui si parlava prima c'è un certo signore che si chiama David Hume che dal punto di vista epistemico è il grande avversario o se volete anche la butto un po' il cacciara ma il nemico di Kant cioè quando vi dico
1:27:27
S…
Speaker 1 (20:04)
che il modello della scientificità per il pensiero moderno è universalità e necessità. Vi sto dicendo che Kant ha l'assigno in tutta la sua produzione filosofica di rendere universali e necessari i giudizi della ragione, cioè di sfidare Jung sul suo terreno. Non è vero che il prodotto della nostra conoscenza non è mai scientificamente fondabile perché è prodotto soltanto dell'abitudine.
1:27:55
S…
Speaker 1 (20:04)
noi possiamo dire sensatamente che 7 più 5 fa 12 non perché siamo abituati al fatto che faccia 12 ma perché abbiamo delle forme pure a priori cioè perché si tratta di un giudizio sintetico a priori ci torniamo però un po' ci siamo? ci riconosciamo in sta roba?
1:28:16
S…
Speaker 1 (20:04)
Allora, questa linea qui che significa sesto imperico riscoperto, scettici, scetticismo, cartesio, meditazioni metafisiche, sapete benissimo che Cartesio è ossessionato nel 641, è ossessionato dallo scetticismo in tutte le sue forme, e io guardo per strada e vedo dei cappelli, e questi cappelli vuol dire che ci sono delle persone, ma attenzione, come vedi le persone, vedi solo dei cappelli, e poi va bene, d'accordo, ok, vedo dei cappelli, però almeno i giudizi...
1:28:43
S…
Speaker 1 (20:04)
della matematica e della geometria, eh no, eh no, potrebbe essere un genio maligno, questo genio maligno, eh vabbè, ma potresti dormire, potrebbe esserci addirittura un dio ingannatore, lì Cartesio fa un po' furbo, perché dice il dio ingannatore e poi non ne parla più, cioè i gesubiti che lo controllavano, insomma ci sono tutta una serie di robe che sono nascoste dietro questa linea, che fondamentalmente potremmo per capirci chiamare scetticismo, e lotta contro lo scetticismo.
1:29:15
S…
Speaker 1 (20:04)
Per combattere contro lo scetticismo, Kant dice, signore e signori, questo modo qui di concepire la verità di giudizio non funziona più. Io ho bisogno di ridescrivere l'elemento fondamentale del silogismo, come diceva giustamente prima il nostro collega, mi ricordo il suo nome? Pietro. Pietro, sempre Pietro. Come diceva giustamente prima Pietro. Io ho bisogno di ridescrivere questa roba qui in altri termini, che non sono però...
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S…
Speaker 1 (20:04)
accettabili come la tradizione me li ha presentati perché la nostra conoscenza non può basarsi su come sono fatti gli oggetti noi abbiamo bisogno di fare in filosofia quello che
1:30:00
S…
Speaker 1 (20:04)
Il primo pensiero di Copernico ha fatto in astronomia, quello che normalmente ci fanno studiare sui manuali di scuola come la cosiddetta rivoluzione copernicana di Kant. Cosa che, a dirvi la verità, è un po' una fesseria, nel senso che Kant non dice mai che la sua è una rivoluzione copernicana. Kant dice che lui vuole fare come, in filosofia, come ha fatto Copernico con la sua prima idea.
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S…
Speaker 1 (20:04)
Però, adesso vi spiego perché, come è stato giustamente osservato da alcuni studiosi, l'espressione rivoluzione copernicana non è una grande idea. Di per lì ci rimarrete male, di solito le classi quando dico questo mi fischiano. Voi non fischiate, mi siete più educati delle classi precedenti, però poi quando studieremo Hegel capiremo meglio perché non è una cattiva idea. Se ci pensate bene, l'idea kantiana della rivoluzione copernicana è ribaltare
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S…
Speaker 1 (20:04)
Il punto di vista è chiederci quali sono le forme pure a priori della mente, no? A me sembra la cosa più tolemaica del mondo, altro dico per Nicane. Cioè, è una prospettiva nella quale il centro di tutto è il soggetto, altro che decentramento, altro che spaisamento. La risposta che la filosofia di Kant dà alla crisi nella quale mia nonna non sa più come muoversi nel mondo è...
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Speaker 1 (20:04)
Il soggetto è il fondamento di tutto, e del resto Kant, da questo punto di vista, solo da questo punto di vista, però rimane un cartesiano, no? Cogito. Cioè, io penso, io penso, deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni, paragrafo 16, seconda edizione della critica della giuntura. Allora, risposta a questo casino. Chi si prende la responsabilità di questo giudizio? In Kant. Qui, abbiamo visto, il peso si scarica tutto sulla... Qua, il copulo chi ce la mette? E la domanda alla copula chi ce la mette?
1:32:25
S…
Speaker 1 (20:04)
È una domanda messa così, davvero un po' banalotta e volgarotta. Però è il grande problema enorme della filosofia moderna. È il problema enorme della filosofia da Descartes in avanti. Comincio a raccontarvi una storia a cui andremo avanti domani. Ho già cominciato a raccontare. Nel 1641, lo sapete benissimo, Descartes pubblica la prima edizione delle meditazioni della filosofia prima, o meditazioni metafisiche. Seguirà una seconda,
1:33:10
S…
Speaker 1 (20:04)
l'anno successivo voglio citarvelo testualmente perché ne vale la pena le due edizioni hanno un sottotitolo parzialmente diverso quella del 41 ha come sottotitolo in cui si dimostrano l'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima si dimostrano meditazioni in cui si dimostrano l'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima l'anno successivo seconda edizione sottotitolo modificato
1:33:50
S…
Speaker 1 (20:04)
in cui si dimostrano l'esistenza di Dio e la distinzione dell'anima umana dal corpo. L'esistenza di Dio e l'immortalità dell'anima versus la distinzione dell'anima umana dal corpo. Il testo rimane fondamentalmente il medesimo, ma il sottotitolo è abbastanza interessante, perché è come se Descartes dal 41 al 42 accentuasse un aspetto che rimane poi il cuore problematico del suo pensiero.
1:34:28
S…
Speaker 1 (20:04)
fino alle, per certi aspetti, insostenibili letture che ne danno certi autori contemporanei. Cioè, il problema avvigerato del cartesio dualista, e il cartesio è un dualista, anche mia nonna ha un carretto, lo sapeva, il cartesio non è chiaramente un cartesio, non è affatto chiaramente un dualista, al massimo è oscuramente un dualista. Ma poi, il cartesio, semmai,
1:35:00
S…
Speaker 2 (20:04)
Tutto lo scopo del gioco, meditazioni metafisiche, 1641, sta proprio nel cercare un terzium che impedisca il dualismo. Non mi raccontate della ghiandola pineale, eh, quella è una tesseria. Ghiandola pineale è una roba che Cartesio scrive una volta per stata la sua maledizione, perché poi... Eh, la ghiandola pineale! In Cartesio il terzium è ben altro che la ghiandola pineale. Quali sono i due protagonisti del famigerato o presunto dualismo cartesiano?
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S…
Speaker 1 (20:04)
Come finisce? Come è possibile? Cioè, questa roba qui è una di queste maledette linee divisorie che in Descartes, all'inizio delle meditazioni metafisiche, ha un peso enorme, più o meno come questa. Tanto è vero che il problema è quello dello scetticismo. Vedo i capelli e sono delle persone, buh, posso dimostrare che ci sono, eh, c'è il genio maligno, eh, ma là c'è il Dio ingannatore. Zitto.
1:36:22
S…
Speaker 1 (20:04)
Come posso fare a recuperare la resa extensa dentro il mio discorso? Perché tutto quello che io posso sapere nella puntualità della mia coscienza, Agostino, come direbbe Di, è che penso. Tutto quello che posso sapere è cogito. Ergo sum res cogita. Già lì.
1:36:56
S…
Speaker 1 (20:04)
Casinia non finire, no? Eh, ma allora un silogismo, eh, ma il silogismo allora presuppone, eh, ma allora l'evidenza, e chi ti dice che l'evidenza è una cosa corretta? Foucault. Che cosa sta dentro alla raison e che cosa invece è de raison? C'è stata una polemica straordinaria tra Foucault e Derrida negli anni 60 del secolo scorso, proprio su questo punto, no? Che differenza c'è tra il cogito e la follia? Si può scrivere una storia di una res cogitans folle?
1:37:26
S…
Speaker 2 (20:04)
Sapete che il grande capolavoro del giovane Foucault si intitola Storia della follia, 1961, e Derrida gli contesta proprio questo, che sia anche soltanto possibile scrivere una storia della follia, perché la follia in quanto non razionale è assenza d'opera, dice Derrida, cioè è assenza di possibilità di ricostruzione razionale. Tradotto in altri termini, noi possiamo scrivere una storia della follia soltanto dall'esterno.
1:37:53
S…
Speaker 2 (20:04)
Quindi, in quanto tale, questa storia della follia non può che fraintendere il proprio oggetto, perché non lo penetra mai fino in fondo. E d'altra parte, come possiamo, sull'altro versante, dare voce alla follia, se la follia parla una lingua che noi non possiamo costitutivamente comprendere? Perché es ragioni. Chiusa parentesi, non importa, adesso questo non è in questione. Però qui siamo messi male per adesso, perché abbiamo soltanto cogito. Se siamo...
1:38:26
S…
Speaker 1 (20:04)
generosi con Descartes, potremmo dire che in questo cogito abbiamo soltanto quello che vi avete detto voi, cioè res cogitans, ma già bisogna essere molto generosi per ammettere questo. Perché uno come Hobbes, che non faceva sconti a nessuno, scrive le obiezioni a Cartesio e gli dice, scusa, se io dico passeggio, non sono una passeggiata, come fai a dire pensi, quindi sei una cosa pensante? Sembra un'obiezione...
1:38:54
S…
Speaker 2 (20:04)
come dire, un po' da quattro soldi, ma non è affatto un'obiezione a quattro soldi. Come fai a passare da una funzione a una sostanza? Qui Cartesio tira dentro un carico d'accento, cioè ci sta dicendo che quello che è semplicemente una lampadina accesa, in realtà è una sostanza, cioè qualche cosa di autonomo. Substanze, voglio dire, nella tradizione della filosofia moderna, ciò che può stare da sé. Canta per benegato rigorosamente che quella roba lì possa stare da sé. Comunque, facciamo finta di poter essere generosi con Descartes.
1:39:31
S…
Speaker 1 (20:04)
Facciamo finta che questa roba qui sia effettivamente una forma di dualismo e facciamo finta che questo dualismo opponga una res cogitans a una res extensa. Ok? Siamo messi male comunque. Perché questa res extensa è fatta di cappelli che non posso dire che sono esseri umani, di geometrie delle quali non posso trarre alcun teorema perché ci potrebbe essere il genio malì. Come ne venga a capo? Fantomatici sostenitori del dualismo di Cartesio.
1:40:00
S…
Speaker 1 (20:04)
E fa Cartesio a uscire dal suo dualismo senza la viandola pineale che è evidente che è una fesseria perché la viandola pineale sta in revoca. E quindi? Lorenzo? Dimostrando l'esistenza e il Dio buono che non ci vuole ingannare. Bravissimo, bravissimo. Che cos'è il Dio buono che non ci vuole ingannare? Dal punto di vista tecnico, come lo potremmo definire? È l'idea, è un'idea. Se fosse un'idea starebbe qua, starebbe come la viandola pineale.
1:40:35
S…
Speaker 1 (20:04)
no? cioè non ci risolverebbe il problema perché sarebbe un contenuto della res cogitas però ci siamo che cos'è? è un garante sì però come che cioè chi lo nomina garante come mai possiamo dire come mai possiamo dire che ha l'autorevolezza di essere un garante qui abbiamo una sostanza posto che sia una sostanza come facciamo finire? una sostanza pensante una sostanza estesa e siamo sicuri che Cartesio sia un dualista?
1:41:11
S…
Speaker 1 (20:04)
Quante sono le sostanze qui? Due? Solo? Eh! Mi ricorda anche il suo nome? Flora. Sempre Flora. Sempre Flora, sempre Dio. Ci può essere un commercio tra la Rescocitans e la Res Extensa, che vuol dire, tradotto nei termini che usavamo prima quando vi parlavo dello spazio del tempo intanto, che questo gessetto che sta di fronte a voi non è soltanto qualcosa che sta nella Res Extensa, cioè collocato qui nella mia mano, ma è anche la rappresentazione mentale che voi avete di questo gessetto.
1:41:58
S…
Speaker 1 (20:04)
e le due cose si corrispondono, cioè voi avete una rappresentazione mentale di qualche cosa che in questo momento sta qui nella mia mano, che è bianca, che è porosa, che è pesante, che chiamiamo gessetto, tutto questo è possibile perché, come ci ha spiegato bene Lorenzo, dobbiamo fare un giro molto più lungo del previsto. Cioè, anziché fare questa strada qui, che l'oggetticismo ci impedisce di percorrere, dobbiamo percorrere questa strada qui.
1:42:27
S…
Speaker 1 (20:04)
Dobbiamo passare attraverso la dimostrazione dell'esistenza di Dio, scoprire che relazione c'è fra questa sostanza e le altre due, cosa che già dimostra che Cartesio non è un dualista. Poi, per carità, uno può dire cartesiano come sinonimo di dualista,
1:42:49
S…
Speaker 1 (20:04)
inaugura una tradizione interpretativa non sto dicendo che tutta l'interpretazione moderna e post cartesiana di Cartesio nella chiave del dualismo è una roba che non sta vincendo esiste però è fondamentalmente basata su un fraintendimento testuale cioè sull'idea che Cartesio dica sono un dualista no, Cartesio non dice ma sono un dualista e dice soprattutto che se voglio rendere conto di questo dualismo ho bisogno di
1:43:18
S…
Speaker 1 (20:04)
fare i conti, anzi, di postulare, di dimostrare una terza sostanza che è quella che mi regge questo commercio, cioè questa relazione tra i due lati del presunto dualismo. Dimostrare questa roba qui è un casino, come sapete, lo sapete benissimo, terza meditazione, quinta meditazione, sono via a priori, sono via posteriori, anche questo è tutto una...
1:43:43
S…
Speaker 1 (20:04)
discussione sulla quale possiamo insistere. Molto interessante secondo me, per venire incontro con quello che chiedeva prima Nicola, quello che Cartesio dice a proposito della nascita dell'errore, quarta meditazione. Com'è che nasce l'errore? L'errore è fondamentalmente qualcosa di assimilabile a un peccato, non perché Cartesio fosse così ossessionato dalla religione, anche.
1:44:11
S…
Speaker 1 (20:04)
Ma noi dobbiamo uscire un po' da quest'idea di poter sovrapporre le nostre categorie, come dicevo fin dall'inizio, ai pensieri che cerchiamo di interpretare. Perché quella era una chiave con la quale interpretare la realtà. Allora, che cosa determina l'errore? Perché al cospetto di un muro bianco io posso dire che quel muro lì è verde, sbagliandomi evidentemente, perché non tengo a freno le mie facoltà, non so epochizzare.
1:44:41
S…
Speaker 2 (20:04)
Cioè, permetto alla mia volontà di esercitare la sua presunzione al di là dei limiti del mio intelletto. Quarta meditazione, che è un modo per dire...
1:45:01
S…
Speaker 1 (20:04)
meditazioni, adesso vi dirò una verità strepitosa, le meditazioni si chiamano meditazioni e se si chiamano meditazioni vuol dire che Cartesio ha a che fare certamente con un testo il cui scopo fondamentale è la fondazione metafisica del sapere, ma un testo che si costruisce sul modello delle meditazioni dei gesuiti dai quali Cartesio l'ha studiato, Ignazio di Loiola.
1:45:29
S…
Speaker 1 (20:04)
Meditazione significa fare i conti con se stesso. E qui venivo alla questione di Nicola, no? Agostino. Cioè lì sotto c'è ancora tantissimo Agostino. C'è ancora l'idea che non abbiamo a che fare con una parte l'epistemologia, dall'altra la metafisica, dall'altra ancora la teologia. I pensieri sono ancora tutti... Arrivasse buon Kenny ci direbbe.
1:45:54
S…
Speaker 1 (20:04)
scherzo ovviamente, perché Buonchini su Cartesio scrive delle cose bellissime e intelligentissime, ma uno come lui, un po' fondamentalista, ci direbbe, e qui Cartesio sbaglia perché ancora non sa distinguere fra volontà, intelletto, fra teologia e filosofia. No, Cartesio sbaglia niente. Cartesio si esprime nel linguaggio della sua epoca, con le strategie comunicative della sua epoca. Ok? E dice che per fare i conti con questo scandalo qui, dobbiamo andare incontro a una generali sedersio.
1:46:25
S…
Speaker 1 (20:04)
Il progetto di Cartesio viene poi come un progetto eversivo, rivoluzionario. Ma una rivoluzione che si compie anzitutto nell'animo. Il buon rivoluzionario è quello che prima fa i conti con se stesso e con i propri limiti fino in fondo. Ha studiato dei gesuiti il buon rivoluzionario per Cartesio. E quella rivoluzione lì la compio soltanto nel momento in cui riesco a immaginare qualcosa come una res divina che rende possibile questo commercio.
1:46:58
S…
Speaker 1 (20:04)
vi spoilerò brevemente quello che sarà l'oggetto della lezione di domani, e me ne vado perché alle 13 comincio le tesi di laurea in via Caponi, che cosa sarà l'oggetto di tutto questo? Sarà capire quale statuto ha questa resta divina. Tutta la filosofia post-cartesiana, vi faccio dei grandi nomi, Locke, Spinoza, Pascal, Malbranche, l'occasionalismo, sarà un dibattito intorno a sta roba qua.
1:47:29
S…
Speaker 1 (20:04)
cioè sarà il tentativo di stabilire che il carico di questo scandalo che si chiama SEP se lo deve fare questo signore qui ma signore con la S maiuscola ok? poi arriverà un signor Kant con la S minuscola che dirà questo gioco qui in questi termini non può funzionare perché c'è un cattivo uso della categoria di sostanza ma di questo ne parleremo poi buona giornata
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