Castaneda – Coltivare l’intuizione per risvegliarsi alla realtà
Sep 14, 2026 21:11
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@ info: status
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Bentrovati a questa nuova scorribanda
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filosofica dedicata alla visione di
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Carlos Castaneida.
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Perché Castaneida oggi la vita come
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sentiero di percezione?
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Ci sono autori che sembrano appartenere
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ad un'epoca precisa e altri che
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continuano a generare domande nuove come
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se fossero porte rimaste socchiuse.
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Castaneda appartiene a questa seconda
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categoria. Al di là delle dispute
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storiche o antropologiche, ciò che
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continua a parlare attraverso i suoi
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libri è una proposta esistenziale,
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trasformare la vita quotidiana in un
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laboratorio di percezione in cui
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l'intuizione diventa una forma di
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conoscenza immediata, sobria e radicale.
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Nelle prime pagine di A scuola dallo
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stregone, Don Quan dice a Castaneda: "Tu
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non vedi, tu descrivi soltanto".
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Questa frase contiene l'intera sfida del
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sentiero. La maggior parte delle persone
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non guarda il mondo, ma lo interpreta
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attraverso automatismi, definizioni,
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aspettative.
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Castaneda si accorge che la sua mente,
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così come la nostra, funziona come una
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macchina narrativa che parla
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incessantemente. Il dialogo interno è
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ciò che ci imprigiona.
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Spegnere, o almeno allentare quel
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meccanismo significa aprire lo spazio
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dell'intuizione, che non è un sesto
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senso mistico, ma un modo di conoscere
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prima che la mente intervenga
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classificare. Il fascino contemporaneo
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di Castaneda nasce proprio qui, in un
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tempo saturo di stimoli dove ogni
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attenzione colonizzata la sua opera
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invita a tornare alla nuda esperienza,
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al sentire diretto, la vibrazione di un
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luogo, la qualità di una presenza, la
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densità di un silenzio. Don Quan lo dice
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con crudele semplicità: "Il mondo è un
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mistero, non perché sia nascosto, ma
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perché noi non lo vediamo."
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Rendere la vita un sentiero di
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percezione significa assumere una
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postura vigile. Niente di aggressivo,
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niente eroismi interiori, ma
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un'attenzione elastica priva di
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rigidità. Significa, per esempio,
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imparare a cogliere il dettaglio che
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sfugge, un odore, un suono remoto, la
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direzione impercettibile del vento e
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trattarlo come un richiamo. Significa
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anche riconoscere i movimenti
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dell'energia nelle relazioni quotidiane.
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Come una persona entra in una stanza,
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come esita, come respira. Sono fenomeni
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sottili ma rivelatori. Nelle nostre
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giornate abitate da ruoli e doveri,
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Castaneda ripropone la dimensione
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dell'incanto.
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Tutto può essere fonte di conoscenza se
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l'attenzione è limpida. è un invito a
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rieducare lo sguardo, a riconoscere che
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l'intuizione nasce da un contatto
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diretto, quasi nudo con il reale. Il
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sentiero inizia qui nelle minuzie della
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vita.
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L'intuizione
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secondo Castaneda, la voce dell'uomo di
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conoscenza.
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Quando Castaneda parla di intuizione non
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si riferisce a quell'ampo psicologico
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che spesso associamo alla creatività o
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alle decisioni rapide. Nel suo lessico
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l'intuizione ordinaria è solo un
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riflesso condizionato, un sentire che
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nasce da associazioni abituali, da
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memorie personali che operano sotto
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traccia. Don Quan lo formula in modo
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secco. Ciò che tu chiami intuizione è
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solo l'eco della tua descrizione del
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mondo a scuola dallo stregone. In altre
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parole la nostra intuizione comune è
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ancora figlia del dialogo interno, non
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una vera percezione libera. Per questo
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motivo Don Quan distingue radicalmente
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fra intuito comune e vedere. Il vedere
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non è un atto mentale, ma un'apertura
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percettiva, un atto dello spirito che si
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realizza quando l'attenzione cessa di
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essere monopolizzata dalle abitudini.
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Nel potere del silenzio troviamo una
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delle definizioni più luminose.
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Vedere significa percepire l'essenza
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delle cose, non le loro apparenze.
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Significa cogliere l'intento che le
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muove. In questa frase c'è un salto
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qualitativo, mentre l'intuizione
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ordinaria ci dice che cosa pensiamo, il
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vedere ci dice da dove viene ciò che
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appare, qual è la forza che lo genera.
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Castaneda sperimenta questo passaggio in
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più occasioni. Né l'arte di sognare
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ricorda il momento in cui la percezione
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si dilata improvvisamente.
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Il mondo apparve come filamenti di
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energia, come se la superficie delle
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cose si fosse dissolta. Non si tratta di
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visioni psicologiche o allucinazioni.
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Don Quan insiste che il vedere è
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un'esperienza precisa, concreta e
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soprattutto sobria. È percepire il reale
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senza l'interferenza della sua
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interpretazione sociale. Il punto di
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svolta è la relazione fra volontà
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personale e intento. La volontà nel
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linguaggio di Castaneda è la tensione
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dell'io che vuole controllare. L'intento
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invece è la forza universale che
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sostiene gli avvenimenti.
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L'uomo di conoscenza non usa la sua
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volontà per forzare le cose. La volontà
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è ciò che fai, l'intento è ciò che ti
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attraversa.
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Lasciare spazio all'intento significa
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imparare ad appoggiare lo sguardo sulle
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cose senza pretendere di dominarle. È
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qui che nasce la vera intuizione, non un
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impulso emotivo, ma un sapere silenzioso
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che emerge quando la mente smette di
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interferire. L'uomo di conoscenza non
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consulta la memoria, non si affida al
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carattere, ascolta l'intento, si allinea
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adesso e così vede.
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Aguzzare i sensi, disciplina
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dell'attenzione e piccoli rituali di
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sobrietà percettiva. Per Castaneda
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l'affinamento dei sensi non riguarda
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tanto l'aumento della sensibilità,
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quanto piuttosto la purificazione
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dell'attenzione. Il mondo è già ricco e
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vibrante, siamo noi a non coglierlo
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perché viviamo immersi in automatismi
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percettivi che ci rendono ciechi. In
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viaggio a Xand Quan lo dice con
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tagliente semplicità:
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"Il mondo è lì, immenso, ma tu lo
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attraversi come un dormiente".
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Il compito del praticante è dunque
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svegliarsi all'interno della propria
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vita ordinaria. Una delle tecniche
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fondamentali è la ricapitolazione del
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momento, un esercizio breve e silenzioso
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che consiste nel fermarsi per pochi
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secondi e ripercorrere ciò che si sta
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vivendo come se lo si vedesse per la
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prima volta. Non è introspezione
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psicologica, ma un atto di pulizia.
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riportare l'attenzione al presente
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liberandola dalle proiezioni. Don Quan
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afferma: "Ricapitolare significa
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restituire al presente ciò che la mente
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ha disperso da una realtà separata".
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Esempio pratico. Sei in una stanza, stai
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parlando con qualcuno, ti fermi un
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istante, fai un respiro lento e lasci
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che la scena si ripresenti ai sensi
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senza interpretarla.
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È sorprendente quanto questo semplice
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gesto aumenti la lucidità. Un altro
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strumento è la sospensione della
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descrizione, l'atto di interrompere
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volontariamente la narrativa interna che
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etichetta ogni cosa. Castaneda scopre
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che quando smette di commentare
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mentalmente il mondo si fa più nitido,
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quasi più semplice. La descrizione del
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mondo è ciò che lo mantiene così com'è.
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Gli dice Don Quan.
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Sospenderla non significa smettere di
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pensare, ma concedere un attimo di
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silenzio in cui il reale possa emergere
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senza il filtro delle abitudini.
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Poi c'è lo sguardo obliquo, una delle
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pratiche più sottili. Don Quan consiglia
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talvolosta a Castareda di guardare un
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oggetto a un paesaggio di lato, come se
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l'attenzione scorresse diagonalmente
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evitando il centro. L'effetto è duplice.
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Da un lato interrompe la rigidità dello
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sguardo ordinario, dall'altro permette
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al corpo di cogliere dettagli che la
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percezione frontale ignora. In viaggio a
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Xtlan Castaneda descrive così questo
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metodo, guardare senza fissare, come se
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gli occhi si limitassero a sfiorare il
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mondo. È un esercizio perfetto per
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evitare la microipnosi quotidiana,
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quella condizione in cui vediamo senza
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realmente percepire. In fondo tutta la
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disciplina dell'attenzione è un'arte
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della sobrietà. Togliere il superfluo,
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allentare l'automatismo, restituire ai
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sensi la loro freschezza originaria. È
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un lavoro sottile, ma i suoi effetti
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sono profondi. Il mondo ricomincia a
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parlare.
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Percepire le energie dalla Tonal al
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Nagual. Nel vocabolario di Castaneda
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energia non è un concetto metaforico, è
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ciò che il mondo è prima che noi lo
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riduciamo a oggetti, funzioni o
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significati.
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Nel potere del silenzio, Don Quan lo
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ripete con fermezza: "Tutto è energia".
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La percezione ordinaria è solo un
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accordo collettivo che ci impedisce di
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vederla. Da questa prospettiva, imparare
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a percepire le energie significa
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liberare lo sguardo dalla costruzione
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del Tonal, il mondo organizzato dalla
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mente per affacciarsi senza sforzo e
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senza fantasia verso il Nagual, la
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dimensione dell'indeterminazione
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dell'intento.
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La prima forma di percezione energetica
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è sorprendentemente semplice: sentire
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prima di pensare. Don Quan insiste che
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il corpo sa ciò che la mente non vede.
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Castaneda lo sperimenta in più
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occasioni. Provai la sensazione netta
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che l'aria avesse un peso diverso, come
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se qualcosa fosse entrato nella stanza,
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una realtà separata.
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Non si trattava di suggestione, ma di un
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cambiamento reale nella qualità del
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campo percettivo. Don Quan lo ammonisce.
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Non cercare spiegazioni, riconosci il
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cambiamento e basta. È questa la chiave,
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non interpretare, ma registrare. Per
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addestrare questo tipo di sensibilità,
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Don Quan propone piccoli gesti.
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Ascoltare il suono complessivo di un
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luogo invece dei singoli rumori.
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Percepire il tono emotivo di una persona
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al di là delle parole. Prestare
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attenzione alle variazioni improvvise
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nel corpo, un calore, una tensione, un
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alleggerimento, come segnali energetici
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e non psicologici.
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In viaggio a Exlan Castaneda annota:
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"Donan mi disse che un guerriero ascolta
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con tutto il corpo, come se avesse
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orecchie dappertutto." È un'immagine che
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descrive perfettamente l'attenzione
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energetica, un ascolto diffuso, non
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focalizzato che abbraccia il campo
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intero. Un esercizio utile consiste nel
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muovere il punto d'unione
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nell'ordinario.
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Anziché cercare esperienze eccezionali,
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si resta nel quotidiano, ma si rallenta
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lo sguardo, si ammorbidisce la postura
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interna, si lascia che la percezione
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diventi più ampia. Don Quan dice: "Il
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punto d'unione si muove quando smetti di
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voler controllare ciò che percepisci. E
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infatti quando l'osservatore rinuncia
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alla presa, il mondo restituisce
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sfumature che prima non c'erano.
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Percepire le energie non è un'abilità
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esoterica, ma un diverso modo di stare
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nel reale, più immediato, più umile, più
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silenzioso e riconoscere che ogni luogo
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ha una densità specifica. Ogni persona
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un campo vibrante, ogni incontro una
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direzione sottile. L'allenamento
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consiste nel restare disponibili,
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presenti, sobri e nel lasciare che il
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nagual affiori non come spettacolo, ma
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come quieta intensità del vivere.
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Stare nella realtà senza perdersi,
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lucidità, sobrietà, impeccabilità.
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Castaneda impara presto che l'intuizione
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senza una postura interiore stabile
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diventa una trappola. Per questo Don Kan
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insiste su tre qualità fondamentali:
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lucidità, sobrietà, impeccabilità.
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Sono le radici che impediscono allo
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sguardo percettivo di trasformarsi in
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fantasia o fuga. Nel potere del
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silenzio, Don Quan lo ammonisce con
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fermezza. L'uomo comune si lascia
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trascinare. L'uomo di conoscenza
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sceglie. Questa frase definisce il
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nucleo dell'impeccabilità.
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Vivere senza essere trascinati dagli
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eventi, ma nemmeno irrigidirsi per
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controllarli. La lucidità nel linguaggio
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di Castaneda non è vigilanza nervosa, ma
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una forma di serenità penetrante.
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Rimanere sereni senza chiudersi
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significa coltivare un equilibrio
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dinamico, essere presenti, permeabili,
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ma non vulnerabili al punto da perdere
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il centro. Don Quan ripete spesso che la
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paura nasce dall'incertezza dell'io.
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Quando l'attenzione diventa limpida, la
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realtà non appare più come un'onda
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minacciosa, bensì come un flusso da
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attraversare. Il guerriero sceglie il
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suo mondo e lo attraversa con cuore
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leggero. Viaggio a Xlan.
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Per sostenere questa qualità sono
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essenziali alcune tecniche semplici e
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sobrie. Respirazione vigile. Non si
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tratta di meditazione in senso stretto,
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ma di un atto micropercettivo. Portare
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l'attenzione al respiro per pochi
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secondi, lasciando che diventi più ampio
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e basso. Il respiro così modulato
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dissolve la chiacchiera interna, come
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dice Don Quan, creando una pausa in cui
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la realtà torna nitida. Nel quotidiano
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bastano due o tre respiri profondi per
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recuperare la centratura. Ascolto del
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corpo. Castaneda impara che il corpo non
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mente.
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Il corpo sa ciò che la mente ignora.
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Tensioni improvvise, improvvise aperture
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nel petto, un senso di calore o di
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freddo non sono rumori psicologici, ma
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indicatori energetici. L'impeccabilità
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richiede di ascoltarli senza
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drammatizzare, riconoscerli e basta.
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Piccoli atti deliberati sono forse
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l'aspetto più sottile della disciplina.
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Don Quan insegna che fare un gesto con
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piena intenzione, aprire una porta,
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poggiare un oggetto, dire una frase,
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ricostruisce l'unità interiore. Un atto
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impeccabile non è perfetto, è scelto. E
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quando la vita quotidiana viene
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attraversata da questi atti minimi e
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consapevoli, l'attenzione smette di
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disperdersi e la serenità diventa una
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naturale conseguenza.
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Stare nella realtà senza perdersi
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significa dunque mantenere un punto
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fermo, ma non rigido. Significa abitare
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il mondo con presenza, senza farsi
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travolgere e senza chiudere le finestre.
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è un'arte, una postura etica e
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percettiva insieme.
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Vedere dietro maschere e finzioni, lo
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sguardo disidentificato.
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Per Castaneda vedere oltre le maschere
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non è un gesto psicologico, ma un atto
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di libertà percettiva. La maggior parte
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delle persone, e questo è uno dei suoi
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insegnamenti più crudeli e onesti, non
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incontra mai realmente il mondo,
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incontra solo le proprie proiezioni. Don
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Quan lo afferma con chiarezza in viaggio
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a Xran. La realtà è infinitamente più
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strana della nostra narrazione. Ecco
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perché il primo compito di un uomo di
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conoscenza è liberarsi dai meccanismi di
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autosuggestione che rendono il mondo
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prevedibile, ma anche opaco. Analisi dei
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meccanismi di autosuggestione.
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L'autosuggestione per Castaneda nasce
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dal bisogno dell'io di confermare se
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stesso. Il dialogo interno commenta,
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giudica, anticipa, etichetta un flusso
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incessante che crea un mondo di comodo
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fatto su misura della nostra identità.
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Non vedi ciò che è, vedi ciò che ti
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serve ammonisce Don Quan, una realtà
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separata.
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La trappola è sottile, l'interpretazione
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si sostituisce così alla percezione.
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Spezzare questa catena significa
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smascherare la voce che interpreta,
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riconoscere che non è il mondo a
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parlare, ma il commento dello
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spettatore,
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osservare le persone come campi di
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intenzioni, non come ruoli. Un tratto
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distintivo dell'insegnamento di Don Quan
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è lo spostamento dallo psicologico
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all'energetico.
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Le persone non vanno osservate come
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caratteri, profili, funzioni sociali, ma
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come campi di intenzione. Questo cambia
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tutto. Non ci si fissa sulle parole, ma
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sul modo in cui l'energia si muove.
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Quando qualcuno parla non si giudica un
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comportamento, ma si coglie la direzione
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che lo sostiene. Non si cade
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nell'empatia sentimentale, ma
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nell'ascolto lucido del loro intento. In
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viaggio a Xtlan Castaneda nota questo
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fenomeno mentre osserva don Gennaro. Non
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era un uomo bizzarro, era come se
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qualcosa in lui guardasse attraverso le
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sue azioni. È una descrizione
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straordinaria. Non si percepisce più la
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maschera, ma ciò che la anima, il
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dialogo interno e le sue trappole. La
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maschera più potente è quella che
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indossiamo davanti a noi stessi. Il
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dialogo interno crea illusioni di
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coerenza, costruisce ragioni, produce
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autoinganni. Don Quan insiste, il
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dialogo interno è il tiranno che ti
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impedisce di vedere. Un esempio pratico.
19:53
Quando ci irritiamo con qualcuno, spesso
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non reagiamo a ciò che ha detto, ma alla
19:58
storia che abbiamo raccontato su ciò che
20:00
ha detto. Spezzare questa catena è un
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atto percettivo, non morale. Vedere
20:06
dietro le maschere significa dunque
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decentrarsi, sospendere il ruolo
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abituale di interprete e diventare un
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osservatore silenzioso. Il mondo quando
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non è filtrato appare più strano, sì, ma
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anche infinitamente più vero.
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Esercizi pratici per la vita quotidiana.
20:36
Per rendere vivo l'insegnamento di
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Castaneda non serve ritirarsi nel
20:40
deserto o intraprendere imprese
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straordinarie. Don Quan è esplicito, un
20:46
guerriero addestra la sua percezione nel
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luogo in cui si trova, il potere del
20:51
silenzio. Ciò che conta è la qualità
20:53
dell'attenzione, non lo scenario. Ecco
20:56
quindi una sequenza armonica di pratiche
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quotidiane, ciascuna con una versione
21:01
breve e una più rituale, adatta a
21:03
momenti di maggiore raccoglimento.
21:06
Ricapitolazione del momento,
21:09
versione breve. Fermati 3 secondi,
21:12
inspira lentamente, guarda la scena che
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stai vivendo come se l'avessi appena
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incontrata. È un atto di pulizia.
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Ricapitolare è restituire energia al
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presente, una realtà separata.
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Versione rituale. Siediti in silenzio
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per 3-4 minuti. Richiama l'ultima ora
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trascorsa come sequenza di immagini vive
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senza giudizi. Lascia che il corpo si
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rilassi mentre scorrono. In città fallo
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sull'autobus o in una sala d'attesa. In
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natura, a termine di una camminata per
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riaprire i sensi. Nelle relazioni dopo
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un dialogo difficile per ritrovare il
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centro.
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Sospensione della descrizione
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versione breve. Per 5 o 10 secondi evita
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qualsiasi commento mentale. Limita lo
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sguardo a ciò che appare. La descrizione
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sostiene il mondo. Sospenderla ne rivela
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le crepe viaggio a extrrarlo. Versione
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rituale. Fissare un punto neutro, un
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albero, un muro, una finestra. Lasciare
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che l'immagine rimanga senza che la
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mente la tocchi in città, davanti ad un
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incrocio affollato, per esempio, in
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natura, con un panorama ampio, lasciando
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che lo sguardo si apra nelle relazioni,
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ascoltare qualcuno evitando di
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anticipare le sue frasi.
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Sguardo obliquo, versione breve. Sposta
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lo sguardo leggermente di lato rispetto
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all'oggetto centrale. Non fissare,
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sfiora.
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Versione rituale. Cammina osservando ciò
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che si trova al margine del campo
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visivo. Nota come il mondo diventi più
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morbido e colorato in città durante una
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passeggiata per rompere l'automatismo.
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In natura, osservare le fronde, muoversi
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senza seguire un punto preciso. Nelle
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relazioni cogliere il tono emotivo di
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una persona, non solo il volto.
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Respirazione vigile, versione breve. Tre
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respiri lenti, profondi, dall'addome.
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Rendere la percezione più stabile.
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Versione rituale. 10 cicli completi con
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espirazioni più lunghe delle
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inspirazioni
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in città. Prima di entrare al lavoro o
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in una riunione in natura, sdraiati a
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terra lasciando che il corpo si pesi
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